Castello Di Calatabiano, panoramica da sud

CastelloDiCalatabiano

Castello Di Calatabiano

Descrizione

Il Castello di Calatabiano, in provincia di Catania, al confine settentrionale della provincia etnea, sorge su una collina alta 220 m s.l.m. e domina l'accesso orientale della Valle dell’Alcantara. Qui proprio il fiume Al qantar (nome di origine araba che significa "il ponte") segna il confine tra le province di Catania e Messina.

Dopo decenni di abbandoni il castello di Calatabiano è tornato agli antichi splendori, e ciò grazie al sapiente progetto di restauro dell'architetto Daniele Raneri, il quale ha ridato lustro non solo ad una delle fortificazioni più suggestive della Sicilia orientale, ma ha praticamente riscritto la storia del castello stesso.

Dai lavori di scavo è infatti emerso che anche se Kalaat-al Bian (rocca di Biano) è il nome che gli arabi diedero alla fortificazione di Calatabiano, il sito ha origini ben più antiche. Alcune mura del castello, oggi visibili, videro infatti la soldatesca musulmana porre mano all’assedio. Ma non furono gli arabi ad edificarlo. I luoghi infatti dimostrano una frequentazione greca a partire dal IV- III sec. a.C.. Esisteva al tempo una conurbazione tra gli abitati di Tauromenion Naxos e il nostro colle, sul quale, alla fine dell’epoca classica dal V all’VIII sec. d.C., i “Romaioi”, ovvero i Bizantini, edificarono un grande “Kastron”, divenuto poi il nucleo primigenio dell’attuale castello.
L’ultimo salto conoscitivo avverrà quando sarà identificato il nome di questo insediamento in epoca greca. Quale fosse il suo utilizzo, se si trattasse sin dalle origini di un luogo sacro o di un insediamento abitativo vissuto, sarà presto chiarito dagli studiosi. Il luogo conserva immutata una pregnanza storico-ambientale di straordinaria valenza.

L'ingresso principale al maniero è costituito da un portale a sesto acuto con dei conci avici di pietra arenaria ed è sormontato da beccatelli reggenti. Entrando ci si ritrova in un cortile largo circa 8 m, sulla cui destra si trovano due cistern con feritoie.

Delle mura di cinta rimane il perimetro completo con resti di merlature guelfe. Uno degli ambienti più pregievoli del castello è il Salone CRUYLLAS, situato al centro del cortile e dal cui interno attraverso due finestre si può ammirare una bellisima veduta della valle dell'Alcantara. Al centro del salone vi è uno stupefacente arco in pietra lavica che divide in due parti il il grande ambiente e il cui concio rappresenta le insegne dei Cruyllas.

Tra i vani che si affacciano sul cortile vi è ad ovest una cappella con abside, al centro della quale vi è una feritoia. In una zona più alta del maniero, dove fu costruito il primo nucle difensivo, si arriva attraverso un portale decorato da conci lavici artisticamente lavorati. Salendo una scaletta intagliata nella roccia si accede al "Mastio" formato da un corpo centrale rettangolare delimitato alle estremità da due torrioni semicircolari.

Nella parte centrale del Mastio vi è una "PUSTERIA", un'apertura che consentiva l'uscita d'emergenza sul pendio ripido del monte. L'approvigionamento idrico del maniero era affidato alla raccolta di acqua piovana nelle 6 cisterne sparse in tutta l'area interna.

Scheda Compilata da: Dott. Andrea Orlando Scheda Compilata da: Dott. Andrea Orlando

  • Ubicazione: Via Alcantara, 142 - Calatabiano - Catania
  • Epoca: IV secolo a.C.
  • Proprietà: Curia Vescovile
  • Condizioni: Ottime
  • Visitabile: Si, a pagamento
  • Visitato da iCastelli.it: Si
  • Soggiorni: Prenota

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Glossario

Storia

La prima documentazione certa relativa al castello di Calatabiano si rileva da una carta della Sicilia in cui il geografo e viaggiatore arabo Abu ‘Abd Allah Muhammad ibn Idris (1099 1164) rappresentava l’Isola e i suoi sistemi fortificati. La carta tratta dal “Libro di Ruggero”, presso la cui corte il geografo prestava i suoi servigi, rappresenta l’Isola capovolta secondo la consuetudine araba. Qui il massiccio dell’Etna appare sul lato sinistro ed è lambito dai due fiumi Simeto e Alcantara. Proprio lungo le sponde del fiume Al-kantar (il ponte) appaiono rappresentate due fortezze speculari Tauromenion e Kalaat-al Bian. Ricostruito su preesistenti capisaldi greci e romani.
Non sappiamo che nome avesse all’epoca bizantina il maniero che gli arabi, dopo la conquista, avrebbero chiamato: Kalaat-al-Bian, (Rocca di Biano).
Biano non è un nome di origine araba.

Argomentando dalle vaghe e scarse memorie dello Schubring, pare che nel primo millennio a.C. le alture poste quasi di fronte a Taormina, dominanti la vallata sud-est dell'Alcantara, fossero abitate dai Siculi.

Due fatti importanti ci fanno accogliere queste induzioni:

1) l'aiuto che nel 427 a.C venne dalle popolazioni montane a Nasso, situata sul capo Schisò, quando i Messeni la investirono e la ridussero in tristissime condizioni;

2) l'ospitalità data nel 403 a.C dalle popolazioni sul monte Tauro (Taormina) ai greci della medesima Nasso, già distrutta da Dionisio.

Evidentemente le popolazioni del monte Tauro dovevano tenere qualche villaggio fortificato sulla riva destra dell'Akesines (Alcantara), atto a dominare la vallata omonima, di suprema importanza per le comunicazioni col mare. Lo Schubring, infatti, ha identificato questo villaggio col castello di Bidio, che secondo l'epitomatore Di Stefano era di origine sicula, nei pressi di Taormina, e il cui nome, secondo il Bochart, deriva dal fenicio e significa castello delle bianche mura.

Ma sin qui, come abbiamo detto siamo sempre nel campo delle induzioni, le quali cominciano a diventare certe con la dominazione romana, poiché tra le costruzioni aragonesi dell'attuale Castello, si vedono qua e la dei grossi mattoni, come quelli esistenti nel teatro di Taormina . Con la dominazione saracena comincia a farsi maggior luce e diversi autori non hanno nessuna difficoltà ad assegnare origini saracene a Calatabiano, che dicono fondato tra il 900 ed il 1000 d.C.

Invero lo storico Amico, seguito dai contemporanei, lo vuole di origine araba e afferma che derivò il nome da Biano, signore dei possedimenti, essendo la parola araba Calata equivalente alla italiana castello. Ma noi, basandoci sulle anzidette induzioni e sull'esame obiettivo dei ruderi, opiniamo che il castello ebbe più antiche origini.

Di fatti la rocca più alta differisce dalle altre costruzioni, per posizione e per sistema, tanto da poter formare parte indipendente. Quella certamente dovette essere la prima fortezza costruita sul monte, ma ad opera di quali popoli e in quale epoca non possiamo determinare con certezza.


Araldica

Cruyllas o Coriglies.

Nobile famiglia originaria della Catalogna e che vanta discendere da un cavaliere del sangue reale dei Goti, rifugiatasi sui Pirenei al tempo dell’invasione della Spagna fatta dai barbari. Si vuole che sia stata portata in Sicilia da un Calcerando, mandato in Sicilia insieme con Pietro de Queralt da re Pietro d’Aragona nel 1282. Possedette le baronie di Francofonte, di Calatabiano, di Palagonia, Passaneto, Scordia soprana, ecc..

Un Berengario, fu regio consigliere, gran camerlengo e vicario generale di Sicilia sotto i Martini; un Giovanni, milite, fu camerlengo di re Martino 1398; un altro Giovanni, barone di Francofonte, fu stratigoto di Messina 1402; un Bernardo fu castellano di Monte San Giuliano 1438, 1443, 1448.

Arma: di rosso, a dodici crocette patenti d’argento, situate 3, 3, 3 e 3.

Alias: di rosso, a nove crocette patenti d’argento, poste 3, 3, 2 e 1.

Dal Nobiliario di Sicilia del Dott. A. Mango di Casalgerardo.


Bibliografia

Amico V., Dizionario topografico della Sicilia, 2 voll., Palermo 1855-56;

Casentino G., Codice Diplomatico di Federico III d'Aragona, re di Sicilia (1355-1377), Palermo 1886;

Ganci Battaglia G., Vaccaio G., Aquile sulle rocce (castelli di Sicilia), Palermo 1968;

La Mantia G., Codice diplomatico dei re aragonesi di Sicilia (1282-1355), I, Palermo 1918;

Maurici F., Castelli medievali di Sicilia. Dai bizantini ai normanni, Palermo 1992;

Maurici F., Per l'archeologia postmedievale in Sicilia, La Terra Vecchia di Calatabiano, in La Sicilia dei terremoti. Lunga durata e dinamiche sociali, a cura di G. Giarrizzo, Catania 1997,pp. 139-165;

Starrabba R., I diplomi della cattedrale di Messina raccolti da A. Amico, Palermo 1888;

Terranova C., I castelli dell'Etna, in Etna, il vulcano e l'uomo, Catania 1993, pp. 244-267;

Tomarchio G., Il castello di Calatabiano, in "Memorie e Rendiconti dell'Accademia di Scienze, Lettere e Arti degli Zelanti e dei Dafnici", s. III, III, Acireale 1982, pp.311-342;

Zappalà F., Calatabiano ed il suo castello dalle origini ai giorni nostri, Catania 1955.

Come Arrivare

Autostrada A18 (Messina-Catania), uscita Fiumefreddo di Sicilia. Arrivati a Calatabiano, si snoda un sentiero verso il colle dove si trova il castello. Dalla piazza di Calatabiano seguire la segnaletica turistica.

Guarda la mappa interattiva

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Galleria Fotografica

Castello Di Calatabiano, ascensore panoramicoCastello Di Calatabiano, salone CruyllasCastello Di Calatabiano, panoramica da sudCastello di Calatabiano, vista della corte dalla terrazza panoramica (HDR)

Prezzi / Orari 2010

Periodi:

  • 01/10/2009 - 31/03/2010 - Orario: 09:00 - 17:30
  • 01/04/2010 - 30/09/2010 - Orario: 10:00 - 20:00 - 13:00 / 15:35 - 23:00

Tariffe:

  • Biglietto Intero: € 5.00
  • Biglietto Ridotto: € 3.00 - Visitatori di età compresa trai gli 8 e i 18 anni e di età maggiore a 65 anni

Info Aggiuntive:

Gli orari di apertura del castello per i giorni di sabato e domenica sono dalle 9:00 alle 20:00 (ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura). Per salire al Castello si può utilizzare anche l'ascensore, il cui costo è di € 2,00. Biglietto Gratuito per i bambini 0-7 anni e per i disabili. Vi sono poi le seguenti riduzioni: - gruppi, minimo 20 persone, prezzo totale da richiedere; - pacchetto famiglia da € 16,00.


Chiusura Settimanale: Lunedi

Eventi

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