Scheda Compilata da: Dott. Andrea Orlando
Nel 1199 un Rinaldo del Veccio (Cronache viterbesi) combattè per i viterbesi contro i romani; tuttavia il nome Roccalvecce proviene forse dal legume veccio o veccia molto diffuso in queste campagne (Rinaldo del Veccio potrebbe quindi essere il castellano del Veccio o della Rocca del Veccio).
Nel 1210 le Cronache viterbesi ricordano che l'Imperatore Ottone IV occupò il castello della Rocca del Veccio; i viterbesi sconfissero l'imperatore e presero la rocca.
Numerosi signori si susseguirono nel possesso di Roccalvecce: Ildebrando da Paregnano, Corrado ed Ugolino di Uffreduccio che posero, nel 1254, il castello sotto il dominio del Comune di Viterbo, un certo Ponzio che aiutò i Filippeschi a cacciare i Monaldeschi da Bagnorea (Bagnoregio) nel 1303, Andreuccio di Fuccio.
Nel 1455 Papa Callisto III dona Roccalvecce a Guglielmo Gatti di Viterbo (si vedono ancora sulla facciata dell'attuale palazzo due stemmi di questa famiglia); è di quest'epoca la trasformazione della fortezza in castello.
Nel 1496 Giovanni Gatti, Signore di Roccalvecce, viene ucciso con i suoi figli maschi dai viterbesi; le sue tre figlie femmine sposano Baglioni (di Bologna), Chigi e Colonna (di Roma); il castello ed i feudi annessi viene ereditato dai Baglioni e dai Chigi.
Ai primi del '600 i Baglioni vendono feudi e castello al Marchese Prospero Costaguti, patrizio romano e genovese; nel 1685 un sesto del castello, ancora di proprietà Chigi, viene comprato dal Marchese Giovan Battista Costaguti ed è da lui ingrandito; nel frattempo la chiesa parrocchiale è fatta restaurare dal Cardinal Vincenzo Costaguti e donata alla parrocchia.
Nel 1809 il Marchese Luigi Costaguti fa ingrandire il palazzo aggiungendo un secondo piano; nel 1883 suo nipote Ascanio lo ingrandisce ancora, estendendolo fino alla chiesa parrocchiale e costruendovi un terzo piano.
L'ultima ristrutturazione avviene a partire dal 1998 ad opera del Marchese Ferdinando Afan de Rivera Costaguti, nipote di Ascanio Costaguti e degli eredi di suo fratello Francesco.
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