Rocca Malatestiana Di Sant'Arcangelo Di Romagna

Castello Emilia Romagna, Rimini - Santarcangelo Di Romagn

Epoca
XIV Secolo
Visitabile
Si, pagamento
Proprietà
Privata

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Descrizione

La bella cittadina di Santarcangelo di Romagna conserva ancora la sua tipica struttura di borgo medievale fortificato, con la sua imponente Rocca - baluardo strategico sulla pianura circostante - rimaneggiata da Sigismondo Pandolfo Malatesta che fu attento a proteggerla dagli assedi, ma anche di farne un luogo di grande prestigio. È al 1386 che risale il maschio dell'attuale castello, quando cioè Carlo malatesta fece costruire la torre fortificata quadrangolare: questa doveva essere di grandezza assai superiore all'attuale se, in seguito, fu appunto Sigismondo a farla abbassare, servendosi del materiale di recupero per rinforzare le mura del castrum. Allo stesso periodo risale il rinnovamento dell'edificio con l'aggiunta dei bastoni angolari a pianta pseudo esagonale secondo la consolidata pratica di torri poligonali o a puntone pentagonale (in ambito malatestiano, le torri cilindriche sono rarissime e si attribuiscono al breve periodo della presenza veneziana nei primi del Cinquecento) e delle annesse strutture abitabili. Visitando il castello, si ricava la sensazione che la committenza non assegnasse un tema specifico, ma che le decisioni fossero demandate al “maestro” di volta in volta incaricato dell’opera.

La Rocca malatestiana subì poi alcuni rimaneggiamenti per essere meglio adibita ad abitazione, come precedentemente accennato. Solo alcuni ambienti mantengono quindi la struttura originaria (il maschio, i sotterranei). La pianta della Rocca è quadrangolare con un cortile interno (nella variante che prevede solo tre ali residenziali, col lato d’ingresso privo di edifici), tre bastioni poligonali e il maschio quadrato. Il lato rivolto verso il centro abitato è costituito da una cortina muraria che fu ribassata durante i lavori del 1447. La struttura è caratterizzata da un’alta torre e l’ingresso del castello era originariamente munito di postierla e di corsie per il ponte levatoio, di cui rimangono ancora le tracce visibili sul muro sopra l’arco. Sotto il voltone d’ingresso, a destra, vi è un piccolo locale anticamente adibito al ricovero del corpo di guardia. Si accede quindi al cortile lastricato, al cui centro trova posto un antico pozzo medioevale ancora efficiente e che comunica con l’originale cisterna per la raccolta dell’acqua; filtri e cisterne, in quanto sotterranei, si sono conservati nella loro versione originaria. I sotterranei sono coperti con volte a botte, per irrobustire staticamente la struttura contro l’offesa delle artiglierie. L’uso di volte a botte è ricorrente nei castelli di Sigismondo, da Rimini a Mondaino e da Verucchio a Santarcangelo.

Gli edifici che si affacciano sul cortile sono stati fortemente rimaneggiati per essere adibiti ad abitazione. Si accede nel maschio attraverso una piccola porta a destra del cortile. Il lato d’ingresso mostra la perdita dell’intera terminazione beccatellata, che certamente coronava il castello. La mano di Sigismondo Pandolfo si rivela nella generosa scarpatura del castello e nella torre esagonale, successivamente dotata di nuove bombardiere. Quest'ultime sono frequentissime nei castelli italiani, ammodernati per la difesa fino a tutto il Quattrocento e oltre. Costituiscono un prezioso “fossile guida” per la datazione delle varie parti delle strutture, perché alla fine del XV secolo entra in uso il tipo “alla francese” che dura pochi decenni. Sono ancora visibili anche le iscrizioni in caratteri epigrafici antichi e latini, come prevedeva la moda umanistica del tempo. Una scala a chiocciola che invade lo spazio interno assicura le comunicazioni verticali; al primo piano, si può ancora ammirare la prima stanza dal soffitto a cassettoni e il pavimento in mattoni, e dal mobilio barocco posto alle pareti. Nel corso dei secoli il perdurante uso a residenza privata ha portato a rivedere più volte gli interni. La Rocca attualmente è sede dell’Associazione Sigismondo Malatesta, costituita nel 1988 e presieduta dalla Principessa Marina Colonna, attuale proprietaria della Rocca che periodicamente apre al pubblico.

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Prezzi ed orari

Come raggiungere

Per raggiungere il Castello in auto, uscire dall'autostrada A14 "Bologna - Bari" - casello autostradale "Rimini Nord'" e proseguire verso Santarcangelo per 2 chilometri. Seguire poi le segnaletiche.

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Storia

La Rocca malatestiana di Santarcangelo di Romagna risale al 1386. Costruita su ruderi romani, nacque per consentire un controllo del territorio con funzioni strategiche e militari, nei secoli però fu trasformata in residenza signorile. Il primo riferimento storico al luogo dove oggi sorge, in una estremità del monte, risale comunque al Codice Bavaro, in cui si legge che alla fine del IX secolo, sull’altura Mons Iovis, sorgeva il castello chiamato Sant’Arcangelo (il "chastrum sancti arcangeli"). Esiste anche un secondo riferimento alla fortezza, di un luogo fortificato – o castrum – che rinvia a Federico Barbarossa, il quale nel 1164 concesse da Sant’Arcangelo due diplomi ai monasteri ravennati di Sant’Apollinare e di San Severo.

A partire dalla prima metà del XIII secolo, tra alterne vicende connesse alla lotta fra Guelfi e Ghibellini, il dominio su Sant’Arcangelo passò gradualmente ai Malatesta: il dantesco “Mastin vecchio” presidiò per breve tempo il castello in occasione del suo passaggio a capo della parte guelfa, e nel 1288 il figlio Gianciotto lo sottrasse per poco più di un anno al comune di Rimini. Quest’ultima circostanza ha indotto alcuni studiosi ad ambientare tra le mura della Rocca il famoso racconto dantesco di Paolo e Francesca. Ma fu nel XIV e nel XV secolo, con Galeotto (1323-1385), Carlo (1368-1429) e Sigismondo Pandolfo (1417-1462), che i Malatesta riuscirono ad acquisire il dominio incontrastato su tutta la vasta area circostante Rimini: grazie alla posizione della Rocca di Santarcangelo controllavano la valle del Marecchia fino alle colline e San Marino da una parte e fino a Cesena e al mare dall’altra. E fu soprattutto ad opera di Sigismondo Pandolfo - letterato, guerriero e architetto - che il fortilizio di Sant’Arcangelo assunse, al termine dei lavori nel 1447, la configurazione definitiva che ancora oggi conserva.

Nel 1462 la Rocca venne conquistata con un terribile sacco dalle truppe comandate da Federico di Montefeltro, in seguito fu riconquistata da Roberto, figlio di Sigismondo Pandolfo, e ancora messa a ferro e fuoco da Cesare Borgia nel 1498. Caduto anche il Borgia, e abbandonata definitivamente dai Malatesta, la Rocca passò ai Veneziani che nel 1505 la cedettero alla Santa Sede. Nei secoli successivi, e fino all’Unità d’Italia, fu data in affitto a vari signori e nel 1880 divenne proprietà della famiglia Massani. Nel 1903 fu acquistata dai Conti Rasponi, ereditata dai conti Spalletti e ceduta ai conti Colonna di Paliano, che ne sono tuttora proprietari. La sua attuale destinazione a sede dell'Associazione Sigismondo Malatesta da un lato vuole valorizzare le tradizioni e la storia del luogo in cui sorge (uno dei più interessanti e meglio conservati dell'entroterra della Romagna) dall'altro intende contribuire a collegare Sant'Arcangelo con altri centri della cultura nazionale e internazionale.

Araldica

I Malatesta o più correttamente Malatesti, signori di Verucchio, furono una famiglia italiana che dominò la Romagna (in particolar modo Rimini) e la sua provincia dal 1295 al 1528 e che, nel periodo di massima influenza, estese i propri domini fino ai castelli settentrionali di San Marino, della provincia di Pesaro e parte di quelle di Ancona, di Forlì e di Ravenna. Questa famiglia ebbe grande ruolo nella storia del castello, al punto che la Rocca di Santarcangelo è nota anche come uno dei castelli "malatestiani" della Romagna.

Le origini della famiglia risalgono sino ai tempi di Roma antica. Antiche fonti, derise dagli storici come espressione di vanità mitologiche, attribuiscono ad Azzo di Lotaringia o Lorena e a Matilde (figlia di Ottone II e sorella di Ottone III) il figlio Malatesta I detto "il Tedesco", considerato il capostipite della famiglia. Le prime notizie storiche riguardano un signore di Ravenna dell'VIII secolo di nome Giovanni, che sembra sia stato il capostipite della famiglia. L'origine del nome Malatesta sarebbe risalente al X secolo, e si riferisce a un esponente della famiglia di nome Rodolfo che dimostrò coraggio e tenacia nel difendersi dagli attacchi esterni.

Malatesta da Verucchio (morto nel 1312) fu un condottiero guelfo che divenne podestà di Rimini nel 1239 e, nominandosi signore della città, decretò l'espulsione di tutte le famiglie ghibelline rivali nel 1295. Suo figlio Giovanni Malatesta (detto Gianciotto) divenne famoso per la tragedia che lo vide protagonista (presumibilmente a Gradara) nel 1285, quando uccise sua moglie Francesca da Polenta e suo fratello minore Paolo, dopo averli scoperti nell'adulterio. Questa sfortunato amore è quello cantato da Dante nel V canto dell'Inferno.

Nel XIV e XV secolo i Malatesta conquistarono numerose città della Romagna e delle Marche, comprese Pesaro, Fano, Cesena, Fossombrone e Cervia. A Sud, il dominio dei Malatesta si estese fino a Monte San Vito, nell'anconetano che rappresenta la propaggine più meridionale della signoria malatestiana. Molti Malatesta furono condottieri al servizio di numerosi stati italiani. Il più famoso fu Sigismondo Pandolfo Malatesta, che fu in guerra per numerosi anni con il Papa e il ducato di Urbino. Suo nipote Pandolfo fu infine espulso da Rimini nel 1500 da Cesare Borgia e la città fu annessa allo Stato Pontificio nel 1528.

 

Indirizzo: Via della Rocca Malatestiana, 4

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