Castello Dei Conti De Ceccano

Castello Lazio, Frosinone - Ceccano

Epoca
VIII Secolo
Visitabile
Si, gratuito
Proprietà
Comune

Verifica gli orari prima di effettuare una visita

Descrizione

 

In posizione solitaria e dominante, l’attuale fortezza è il risultato di vari rimaneggiamenti susseguitisi nel corso dei secoli. L’edificio nacque da una torre d’avvistamento (sec VIII) realizzata sull’area dell’acropoli preromana di Fabrateria Vetus (nome della città fino al VII sec). Nel Medioevo si ingrandì divenendo una rocca bivalente, centro strategico dei conti de Ceccano, nobili d’origine sassone (come affermato dallo storico Ferdinand Gregorovius e confermato da una bolla papale di Gregorio IX) giunti in Italia con gli eserciti longobardi del Re Astolfo. La potente famiglia si estinse restando senza eredi diretti (metà XV sec) e dopo brevi periodi di dominio di Caetani e Borgia, rocca e i territori della contea passarono ai prìncipi Colonna di Roma. Il castello subì in quegli anni i primi rimaneggiamenti e da fortezza medievale divenne un luogo di segregazione e pena. Vennero aggiunti altri edifici per adeguarlo alla nuova funzione di prigione creando gli ambienti del tribunale, un’infermeria, una cappella e ballatoi esterni per collegare le due ali del carcere (maschile e femminile). Nel 1816, i Colonna rinunciarono ai diritti feudali sulla città ed i loro beni, castello compreso, passarono a Filippo Berardi. Tra le varie opere di rinnovamento a cui il Marchese diede impulso in città, ci fu anche quella del castello, che nonostante fosse una prigione, venne abbellito con l’aggiunta di finestre a trifora e la merlatura sul tetto e sulla torre. Il carcere chiuse solo nel 1973 e dopo anni di abbandono, la fortezza venne acquistata dalla Municipalità a fine anni ’90 e restaurata secondo le forme originarie di rocca fortificata. La visita del castello inizia dal vicolo in curva presso l’entrata. A sinistra si trova una parete a base scarpata, un tempo sovrastata da un camminamento di ronda. Il portale ogivale del XII sec con una croce templare potenziata incisa sul lato sinistro è uno degli elementi che compongono la torretta a difesa dell’accesso alla fortezza medievale, detta rivellino. Nel primo piano c’erano dei meccanismi per il sollevamento di una grata, come testimoniano i fori in alto all’interno del portale. Nella parte superiore della torretta due mensole, testimoniano l’esistenza di una piombatoia, (piattaforma con fessura, dalla quale erano scagliati sul nemico che assediava l’ingresso, pietre, materiali ardenti o altri proiettili). Salendo la scala si giunge nei pressi di un’iscrizione che ricorda il pellegrinaggio di Donna Egidia, sposa di Landolfo I de Ceccano a Santiago de Compostela; tra le prime donne d’Europa a intraprendere “il cammino”, partì nel 1190 per chiedere la guarigione da un male che l’affliggeva. Tornò curata l’anno seguente dal lungo viaggio come riportato dagli Annales Ceccanenses, cronache che descrivono gli affari della famiglia e dei loro possedimenti nonché unica cronaca laica medievale del Lazio oggi conosciuta. Figlio di Egidia, Giovanni I, fu nominato cavaliere da Enrico VI di Svevia (padre di Federico II) e giurò fedeltà nel 1200 a Papa Innocenzo III; fu un gran condottiero sotto il quale la contea conobbe la massima espansione (oltre quindici castelli). Altri nomi importanti della famiglia furono: Giordano, abate di Fossanova e Nunzio Apostolico di Innocenzo III in Francia e Germania; Stefano, cardinale, tra i fondatori dell’Abbazia di San Galgano a Siena; Annibaldo IV, cardinale, teologo e professore alla Sorbona di Parigi, amico degli artisti Giotto e Petrarca, nel periodo del Papato Avignonese, aprì il Giubileo del 1350 per conto di Clemente VI; ad Avignone, si trova ancora l’edificio che fu la sua residenza, la Médiathèque Ceccano. Si prosegue la visita verso il cortile basso, antica corte d’onore dove trascorreva il tempo dei nobili tra impeti bellicosi e pause d’ozio nell’attesa del domani. Qui si trovano gli edifici residenziali della fortezza medievale, a destra la Turris Picta, così chiamata perché un tempo completamente affrescata ed il Palatium, nella cui facciata ci sono una merlatura ghibellina, testimonianza dell’altezza originaria dell’edificio e delle preferenze politiche dei conti ed un rosone gotico ottagonale, identico a quelli di S. Maria Maggiore di Ferentino, dell’Abbazia di Fossanova e del palazzo comunale di Priverno. Sulla destra, vicino ai resti di una chiesa gotica, si apre un possente bastione dal quale ammirare il paesaggio verso l’Abbazia di Montecassino (Sud-Est). Si prosegue verso il cortile alto, antica piazza d’armi e luogo della vita soldatesca dominato dal mastio, struttura più antica del castello. A sinistra si trovano gli edifici costruiti all’epoca del carcere che ospitavano l’infermeria, una cappella ed un edificio a due piani (tribunale). Salendo la scala si accede agli ambienti interni. La prima sala voltata è il piano terra del mastio; a sinistra ci sono i resti dei canali di scolo in terracotta che convogliavano le acque piovane nella cisterna sottostante. A destra dell’entrata, un graffito col nome di un detenuto (1899) è una crudele testimonianza della prigionia. Nel salone principale del Palatium si ammirano due pitture realizzate dai detenuti a fine ‘800 su alcune più antiche sottostanti; in fondo una Madonna del Rosario di Pompei ed in alto sul pilastro centrale una Crocifissione. Proseguendo a sinistra si giunge in una saletta al primo piano della Turris Picta abbellita da una porzione di un calendario iconografico (XIII sec), nascosto per secoli sotto strati di intonaco applicato quando la stanza divenne cella. Questo tipo di affresco, presente principalmente in luoghi religiosi, nel Medioevo era un mezzo col quale la Chiesa voleva affermare il primato sull’organizzazione del tempo e della società. Terminatala visita agli ambienti interni, da non perdere il meraviglioso panorama dalla torre e dal camminamento. Da qui si possono vedere nelle giornate terse, oltre ai vicini luoghi del circondario, anche quelli lontani diversi chilometri come Montecassino, monte Cairo, il monte Asprano, Rocca d'Arce, Arpino, Veroli, Vico nel Lazio, Fumone, Ferentino, Anagni, Castel S. Pietro Romano; insomma da qui si ha un panorama a 360° sulla Ciociaria e ci si può rendere conto come metà della potenza dei conti de Ceccano era dovuta forse dalla posizione strategica e dominante della loro rocca.

 

Per prenotare una visita del castello contattare l'associazione Cultores Artium al numero di telefono 371/1419131, via mail all'indirizzo cultores.artium@gmail.com, oppure via facebook tramite la pagina ufficiale Castello dei conti de Ceccano.

Condividi


Prezzi ed orari

Come raggiungere

IN AUTO:

Da Roma O Napoli: Autostrada A1 uscita Frosinone, poi SS 637/Via Gaeta oppure SS156/Via dei Monti Lepini;

Da Latina: SS7/Via Appia Est, poi SS156/Via Dei Monti Lepini fino all'uscita di Giuliano Di Roma, quindi SS637dir/Via Per Ceccano.

IN TRENO:

Linea ferroviaria Roma-Napoli (via Cassino), la stazione di Ceccano è nel centro urbano.

Il Castello si trova nel centro storico, in Piazza Camillo Mancini.


 

La tua esperienza personale può essere di grande aiuto agli altri viaggiatori. Grazie!



Storia

 

 

Bibliografia

  • "La Cronaca di Fossanova", traduzione ed introduzione di G. Sperduti, Editrice Italia Splendor, Veroli (FR), 1980;
  • “Premio nazionale Il riuso dei castelli della provincia di Frosinone : edizione 1995. Badia di S. Maria della Gloria di Anagni, Castello dei Conti di Ceccano, Castello medievale di Ausonia, Rocca di S. Casto di Sora”, a cura dell’Azienda di promozione turistica della provincia di Frosinone e del Centro Documentazione Beni Culturali di Roma, Casamari, 1996;
  • "Castelli del Lazio meridionale: contributi di storia, architettura ed archeologia", a cura di G. Giammaria, testi di S. Coccia, D. Fiorani, M. Rizzello, Roma, 1998;
  • V. Brancone, “Complementi iconografici per il calendario dipinto dell’oratorio di S. Pellegrino a Bominaco”, in “Arte Medievale” anno III, 2004, 2;
  • M. Sindici, "Ceccano, l\'antica Fabrateria", Atesa Editrice, Bologna, 1984 (Ristampa anastatica dell\'edizione originale del 1893);
  • P. Toubert, "Dalla terra ai castelli: paesaggio, agricoltura e poteri nell\'Italia medievale, Einaudi Editore, Torino, 1997;
  • Depliant "Il castello dei Conti de Ceccano, 2015, a cura dell\'Associazione Cultores Artium;
  • Sito internet del Comune di Ceccano: www.comune.ceccano.fr.it

 

 

Indirizzo: Piazza Camillo Mancini

Facilities

Sposati in questo castello