Castrum Di Sirmione

Castello Lombardia, Brescia - Sirmione

Epoca
V Secolo a.C.
Visitabile
Si, gratuito
Proprietà
Pubblica

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Descrizione

Singolare risulta essere il complesso fortificato di Sirmione. Il castello era caratterizzato da tre cinte murarie, con rinforzi di torri quadrangolari e rotonde: i resti di un ridotto difensivo si possono ancora oggi osservare sulla collina di Cortine; resti di un ampio tratto di mura circondano il tratto nord della penisola passando per la limitrofa villa romana della "Le grotte di Catullo"; infine, i ruderi di un prolungamento del citato ridotto difensivo di Cortine giunge fino all'attuale abitato di Sirmione.
Come è stato possibile osservare per Lomello e Castelseprio, all'interno del castrum trovavano posto edifici di culto importanti. Fra le diverse chiese giunge ricordo fino a noi di S. Vito, di S. Martino e, infine, del monastero del S. Salvatore.

Le prime indagini sull'intero sistema di fortificazioni presenti a Sirmione risalgono alla metà dell'ottocento. In quel periodo si potevano, infatti, osservare resti consistenti, oggi in parte scomparsi. Solo nella seconda metà del XX sec., attraverso un riesame dei ruderi, si accennava ad una datazione tra il periodo tardo romano e la breve dominazione bizantina. Negli ultimi decenni, l'intenzione di recuperare le vecchie documentazioni e di confrontarle con lo stato attuale dei resti ha posto in luce i decenni di guasti edilizi e cementificazione che hanno danneggiato i ruderi più che i lunghi secoli di abbandono.

Alla metà del XIX sec. si poteva osservare un recinto fortificato di epoca tardo antica e alto medievale di circa due chilometri e mezzo. Questo sistema di difesa interessava in maniera diretta solo la parte finale della penisola. A settentrione le mura proteggevano il versante nord occidentale e sud orientale della villa romana delle "Grotte di Catullo", successivamente proseguendo verso meridione le difese giungevano ad ovest fino a punta Staffalo, a est sino al colle di Cortine. Poco più a sud un ridotto fortificato di pianta triangolare convogliava le cinte murarie di levante e ponente. Nei pressi del ridotto trovava probabilmente posto una porta d'accesso fiancheggiata da due torri circolari.

Le strutture murarie di questa articolata fortificazione ovviamente non appaiono affatto unitarie; al contrario la tecnica edilizia si presenta differente tanto nel tratto settentrionale, quanto in quello meridionale.  Le strutture difensive del settore nord seguono l'andamento del terreno ad una quota costante di 80 m s.l.m. L'altezza delle mura si attesta sui 4 metri in relazione al lato rivolto verso il lago; viceversa il lato interno sporge molto meno dal piano di calpestio, a causa del dilavamento del terreno. Lo spessore murario si attesta, là dove è possibile misurarlo, intorno a 1,60/1.70 metri. Interessante risulta osservare che i cavi di fondazione risiedono sulla roccia e hanno una tecnica edilizia identica a quella del paramento interno, cioè lastre di pietra disposte a spina di pesce in filari regolari (tecnica edilizia tardo antica, ma presente anche in alcuni monumenti più antichi). Il paramento murario esterno è costituito da filari orizzontali di lastre di pietra locale, con allettamento di buona malta grigiastra (è da notare l'assenza di materiale di riutilizzo, elemento singolare, vista la prossimità della villa romana). Questa tecnica muraria accomuna l'intero settore settentrionale, che si ritiene edificato in epoca tardo antica (IV/V sec. d.C.) e in un unico momento, sfruttando, la dove possibile, le difese naturali offerte dal terreno. 

Il settore meridionale delle fortificazioni presenta caratteristiche diverse. La muratura possiede un paramento esterno costituito da ciottoli di grandi e medie dimensioni e da scaglie di pietra, il tutto disposto su filari orizzontali e regolari. Finalmente tra gli inclusi compaiono frammenti di laterizi. Il paramento interno e il nucleo offrono caratteristiche simili a quelle evidenziate per il paramento esterno. L'opera a spina di pesce è, invece, del tutto assente. Lungo il cammino sud orientale delle fortificazioni è stata identificata una torre a pianta quadrata, segnalata già negli studi ottocenteschi e ai giorni nostri in parte dissotterrata lungo il lato ovest. Essa misura 6.50 metri per lato, ha uno spessore murario di 1,80 m. e inscrive uno spazio interno di appena tre metri per lato. La struttura probabilmente era costituita da due piani, come farebbe credere la presenza di una risega interna sulla quale doveva impiantarsi un pavimento ligneo. Qui la tecnica muraria muta, presentando materiali di riutilizzo e alternando i filari di ciottoli e scaglie con filari orizzontali di laterizi disposti in maniera tale da formare alternanza cromatica. Si conosce, sulla base degli studi di fine ottocento, anche della presenza di un'altra torre, circolare, detta torre Salvelli, oggi quasi del tutto scomparsa. Di essa rimangono solo le fondamenta, che consentono la misura dello spessore murario, 1,80 m., e del diametro interno, circa tre metri.

E' possibile datare il recinto fortificato del settore meridionale agli inizi del VI sec. d.C. Tale datazione proviene anche dalla costatazione che in alcuni tratti il recinto difensivo ingloba mura romane di una grossa villa situata presso l'odierna via Antiche Mura. Questa abitazione romana venne abbandonata alla fine del V sec. d.C. Caduta in disuso, alcune porzioni, soprattutto lo spesso recinto esterno, andarono a confluire all'interno delle nuove fortificazioni meridionali del castrum. 
Dei due recinti difensivi, quello settentrionale pare decadere già dall'VIII secolo d.C. in poi. Alcune testimonianze documentarie del tempo ricordano, infatti, "intra castro sermionensi" solo le chiese situate all'interno delle mura meridionali, cioè S. Vito, S. Martino e S. Salvatore. Al contrario, la chiesa di S. Pietro in Malvinas, unico edificio a risiedere nella parte nord della penisola, non viene ricordato come inserito all'interno della cerchia di mura. La decadenza delle fortificazioni meridionali comincerà presumibilmente solo durante il XIII secolo, in concomitanza dell'edificazione del Castello Scaligero, ancora oggi emblema di Sirmione.

Il castrum di Sirmione è, dunque, il risultato di numerosi interventi, che nell'arco di alcuni secoli hanno modificato l'assetto difensivo della piccola penisola. Quale autorità avesse dato inizio alle poderose fortificazioni rimane ancora un mistero. E' possibile ipotizzare la presenza di una flotta lacustre presso il lago di Garda, così come indirettamente informa la Notitia Dignitatum. Queste imbarcazioni probabilmente fornivano assistenza alle fortificazioni settentrionali poste difesa del limes imperiale. A parziale conferma di tale ipotesi vi è il rinvenimento di un'iscrizione presso Mogno di Arco, nella quale rimane il ricordo di un certo M. Nonius Cornelianus che finanzia il collegio dei Nautae B(rixiani). La carica di Corneliano era v(ir) p(erfectissimus), titolo che spettava al praefectus classis già a partire dall'imperatore Gordiano. Inoltre l'iscrizione di Mogno è stata rinvenuta in una zona giudicata come terminale nord della navigazione del lago di Garda e parrebbe databile al III sec. d.C. Questi elementi consentono di ipotizzare Sirmione come punto di riferimento meridionale per la navigazione sul lago. E' dunque inevitabile pensare che la piccola penisola venisse fortificata già in epoca imperiale e forse attrezzata con un molo per l'attracco di imbarcazioni. La cinta fortificata meridionale potrebbe essere, invece, il risultato dei provvedimenti presi da Teodorico al fine di ripristinare la navigabilità del fiume Mincio tra il 523 e il 526. In questo ambito Sirmione poteva svolgere funzione di testa di ponte per la salvaguardia della navigazione e dunque, sotto il regno goto, venne presumibilmente rafforzata nelle difese.

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Storia

La civitas di Sirmione, insieme a quella di Garda, è ricordata dall'Anonimo Ravvennate (IV, 30) come insediamento non lontano dalle Alpi. In età longobarda l'abitato diviene "iudiciaria" con un distretto indipendente, che comprendeva l'area collinare a sud di Garda, quasi al confine con Mantova. All'interno di questo distretto, creato certamente per il controllo del lago, avevano ragguardevoli proprietà illustri personaggi longobardi, compresa la coppia reale (G.P. Brogiolo 1989a, Civitas, chiese e monasteri, in Brogiolo et al. 1989, pp. 13-64), che tra il 760 e il 772 d.C. promosse la fondazione di un monastero dedicato al S. Salvatore. Con la sconfitta longobarda e l'occupazione carolingia, il castello di Sirmione viene donato al monastero di S. Martino di Tours, iniziando così una lenta decadenza ed Il territorio, tra X e XI sec. d.C., risulta diviso tra Mantova e Verona (Brogiolo 1989a, p. 17). In un documento del 1193 (Arch. di Stato di Milano, fondo Giuliano, pergamena 84) si ricorda Sirmione in qualità di "murum civitatis", facendo forse riferimento all'importante ruolo svolto nei secoli passati. Nel XII sec. d.C., infatti, le strutture difensive di Sirmione risultano pressoché abbandonate.  

Bibliografia

G. P. Brogiolo, S. Gelichi, Nuove ricerche sui castelli altomedievali in Italia settentrionale, Firenze 1996, pp. 86 e seg.

G.P. Brogiolo, Civitas, chiese e monasteri, in Brogiolo et al. 1989, pp. 13-64.

S. Lusuardi Siena, L’arredo architettonico e decorativo altomedievale delle chiese di Sirmione, in Brogiolo et al., 1989, pp. 93-129.

G. Orti Manara, La penisola di Sirmione sul lago di Garda, Verona 1856. 

 

Indirizzo:

Facilities



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