Castrum Di Isola Comacina

Castello Lombardia, Como - Ossuccio

Epoca
V Secolo a.C.
Visitabile
Si, gratuito
Proprietà
Pubblica

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Descrizione

Il castrum dell'isola Comacina è oggi un cumulo di ruderi non ben identificabili. L'isola possiede un dosso sul quale si possono osservare i resti di alcuni edifici sacri e di almeno un edificio civile, edificato sul punto più elevato. Il resto dell'abitato si distende lungo i fianchi rocciosi settentrionali. Le abitazioni vennero edificate in spazi molto stretti, nella maggior parte dei casi semplici monovani ad un unico piano, sebbene non manchino esempi di case a due piani, appoggiate alla roccia e con tetto piano. Questi edifici mostrano alcune similitudini con quelle identificate e indagate sul versante sud del monte S. Martino, presso Lecco, per le quali si offre con relativa certezza una datazione al VI sec. d.C. Si tratta però di tipologie abitative che si distribuiscono cronologicamente dal periodo tardo romano al basso medioevo, dunque il confronto non è utile a collocare con esattezza i ruderi dell'isola Comacina, sebbene si ritengano queste abitazioni anteriori in un certo qual modo alla definitiva distruzione del castrum, avvenuta nel 1169.

Non ben identificate risultano, invece, le strutture difensive dell'isola, pochissimo si conosce delle mura e della possibile esistenza di un ridotto fortificato, una torre o un mastio, sede del comandante del castrum.

Sull'isola esistono ancora oggi due importanti chiese: la prima, di origine certamente medievale, è dedicata a S. Giovanni ed è giunta ai giorni nostri rimaneggiata ma integra; la seconda, dedicata a S. Eufemia, giace in stato di rudere e di essa si conservano alcuni metri dell'alzato. Di S. Eufemia si conosce anche un'epigrafe apposta dal vescovo di Como Agrippino, rinvenuta presumibilmente durante gli scavi condotti agli inizi del novecento dallo studioso francese Monneret de Villard.

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Storia

Pochi dati storici parlano di questa piccola isola lacustre del lago di Como. Si rifiuta l'identificazione dell'isola Comacina con l'isola detta dalle fonti "Christopolis", nel 550 in possesso dei Franchi. E' comunque possibile che l'isola sia stata trasformata in fortezza intorno alla prima metà del V sec. d.C., a seguito della militarizzazione del lago di Como, così come è riportato dalla Notitia Dignitatum. Il luogo è inoltre inserito da Giorgio Ciprio nel novero dei castelli bizantini dell'Italia settentrionale. Fu il magister militum Francione a difendere l'isola per vent'anni, dopoché cadde nel 589 definitivamente nelle mani dei Longobardi, durante il regno dei quali fu protagonista di alcune ribellioni.

Nel 591 si asserragliò dentro il castrum il duca di Bergamo Gaidulfo, probabilmente in accordo con l'Impero Bizantino. La ribellione fu però presto sedata e re Agilulfo presto sottomise l'isolotto, trasportandone i tesori a Pavia. Tra il 688 e il 689 fu re Cuniperto a rinchiudersi dentro, a causa della ribellione di Alachi, il quale aveva conquistato la capitale. Ancora alla fine del VII sec. e agli inizi dell'VIII Ansprando, tutore di re Liutperto, cercò riparo nell'isola dopo una ribellione che lo pose a confronto con Ariperto. Costui sconfisse Ansprando all'interno dell'isola Comacina, distruggendone le fortificazioni. Gli edifici nell'isola vennero definitivamente rasi al suolo dai comaschi nel 1169, sebbene rimanesse in alcune parti ancora abitata.

Bibliografia

G.P. Bognetti, Non l’Isola Comacina, ma l’Isola di Lérins (a proposito della lettera di Floriano a Nicezio del 550), «Archivio Storico Lombardo», n.s. IX, 1944, p. 128.

U. Monneret de Villard, L’isola Comacina. Ricerche storiche ed archeologiche, «RAC», 70-71, 1914, pp. 1-243.

 

Indirizzo:

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