Castrum Di Pellio Di Intelvi

Castello Lombardia, Como - Pellio Intelvi

Epoca
X Secolo
Visitabile
Nessuno
Proprietà
Pubblica

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Descrizione

 La Valle d'Intelvi trova posto in provincia di Como, non lontano dal confine svizzero. Presso il comune di Pellio è stata segnalata la presenza di un dosso posto un centinaio di metri a sud-est dell'antica chiesa intitolata a S. Giorgio, menzionata in un testamento risalente al 1186 d.C. Si tratta di un piccolo pianoro dalla sommità piatta, lungo 43 metri e largo 28. Indagini effettuate già a partire dal 1995 hanno permesso di individuare i resti di un edificio a pianta rettangolare, con una superficie interna di circa 500 mq.

Il corpo di fabbrica pare risulti diviso in due porzioni principali, delle quali quella nord avrebbe le fattezze di un cortile, mentre quella meridionale rappresenterebbe la parte abitata, ulteriormente divisa in cinque vani di dimensioni differenti. Nel complesso la muratura non gode di fondazioni profonde e il materiale da costruzione è in linea di massima locale, anche la calce è reperita in loco, poichè la pietra della valle è un buon calcare marnoso. Il muro perimetrale, spessore circa un metro e mezzo, è a sacco, i due paramenti sono costituiti da pietre sbozzate di forma rettangolare, su filari regolari. Il riempimento interno è formato dal consueto materiale di scarto con allettamento di malta.

Diversamente, le pareti divisorie dei vani hanno uno spessore medio di 55 cm., il materiale da costruzione è quasi sempre lavorato a faccia vista e la pietra non è squadrata. Indagini hanno permesso di comprendere almeno in parte il tipo di copertura dell'edificio. Assenti le tegole, si ritiene infatti che la copertura fosse affidata a lastre di pietra scistoide, le cosiddette "piode", sorrette da probabili travature lignee. I piani di calpestio risultano invece abili, sottili e in larga parte distrutti dalle coltivazioni. Ciò ha fatto pensare ad un uso dell'edifico ridotto nel tempo ed a un successivo abbandono causato non da eventi traumatici. Risulta interessante che, a seguito dell'abbandono, l'area interna della costruzione sia stata utilizzata per seppellire bovini, le cui sepolture risultano intenzionali. Le fosse sono in linea con l'andamento delle murature e vennero probabilmente create in un periodo in cui l'edificio era già stato abbandonato, ma non definitivamente crollato su se stesso.

Interessante notare anche la presenza, nei pressi dello spigolo sud/est della struttura, di un'imponente muratura, spessa ben 3 metri e che si conserva per un breve tratto. Si ritiene possa essere ciò che rimane delle mura di cinta, edificate lungo l'intero perimetro del pianoro. In punti diversi della struttura sono stati rinvenuti, durante le indagini, sette denari in argento con il nome dell'imperatore Ottone I e databili al X sec. d.C. La data è confermata dall'utilizzo del radiocarbonio in alcuni resti di carboni (l'età ottenuta attraverso successiva calibrazione va dal 950 d.C. al 1050 d.C.).

I resti della struttura sembra non abbiano altri confronti tipologici. Ciò che permette di identificare l'edificio come i resti di un castello risiede sicuramente nelle caratteristiche edilizie, che denotano certamente l'utilizzo di maestranze specializzate (la Valle d'Intelvi fa parte della regione che darà di lì a poco origine ai famosi "magistri Antelami, famosi in tutta Europa per le loro abilità nell'edelizia). Anche il toponimo locale, "Cailèt", lascia intender che un tempo sul dosso sorgesse un edificio fortificato. Riguardo alla brevità della frequentazione e dell'utilizzo del sito ben poco si può dire. Alcuni reperti comunque garantiscono una frequentazione sporadica fino al XIV/XV sec. d.C.

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Storia

 Riguardo alla presenza di una struttura fortificata presso Pellio Superiore, le fonti storiche poco o nulla riportano. La Valle d'Intelvi è menzionata in alcuni documenti a partire dall'VIII sec. d.C. In un atto di vendita del 799 il territorio si ricorda col toponimo di "Antellaco", trasformatosi in "Antelamo" in un diploma di re Ugo, databile al 929 d.C. In questo scritto il sovrano conferma al monastero di S. Pietro in Ciel d'Oro di Pavia la concessione di Liutprando al fine di utilizzare i magistri Antelami della valle, gli stessi che nel XII e XIII giungono a formare una corporazione presso Genova, città nella quale si trovano conservati numerosi atti privati relativi alle attività dei magistri.Fra i tanti documenti, uno riporta la più antica menzione della chiesa di S. Giorgio di Pellio Superiore, beneficiaria, insieme alla chiesa di S. Michele di Pellio Inferiore, di lasciti in denaro.

Pellio è presente in altri documenti degli inizi dell'XI sec. d.C. Della presenza di castelli nella valle, i documenti risultano esigui e vaghi. Sul Castello di Laino d'Intelvi si posseggono solo dati archeologici e epigrafi. Di un altro sito forte, il Castiglione d'Intelvi, si attesta la presenza, oltre che dalla toponomastica, dalla presenza di un documento del 987 d.C., nel quale si ricorda, per l'appunto, un "Castro Castillioni". Nessuna identificazione plausibile si può ipotizzare per un altro castrum, il "Castro Axongia o Axungia", ricordato in un paio di documenti dell'804 e 807 d.C. Certamente l'incastellamento della valle ebbe rapporto diretto con le vicende storiche che interessarono il lago di Como tra altomedioevo e i successivi secoli centrali della stessa epoca (X/XIII sec.), non ultimi gli accadimenti che videro come protagonista la grande fortezza dell'isola Comacina.

Bibliografia

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