Castello Di Gioiosa Guardia A Villamassargia

Castello Sardegna, Carbonia-Iglesias - Villamassargia

Epoca
XIII Secolo
Visitabile
Si, gratuito
Proprietà
Comune

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Descrizione

Il castello di Gioiosa Guardia sorge in cima al rilievo conico di Monte-Exi, a circa 418 metri sul livello del mare e a 296 rispetto al paese di Villamassargia. I primi ruderi che si incontrano sono quelli che probabilmente costituivano gli ambienti del “corpo di guardia”; lo si deduce dal fatto che solo da quella parte le difficoltà di accesso sono minori.

L’incendio di parte del bosco ha consentito l’esame più approfondito della torre del castello, nella quale non vi è traccia di feritoie. Alla sua base, osservata da Sud-Ovest, sotto il piano di campagna, si può vedere e rilevare la prima cisterna di raccolta dell’acqua piovana. Le pareti sono intonacate e la volta a botte, nel suo spessore, mostra la struttura di mattoni rossi, del tipo che è dato di vedere in alcuni monumenti romanici. La torre, costruita sopra un roccione, ha il muro sul lato Est completamente smantellato; nella parete interna sono evidenti i segni di due piani in elevazione ed uno terreno; al secondo piano è visibile una nicchia con arco gotico, probabile ripostiglio, a uso domestico.

 

Superata la torre si giunge nella zona più distrutta della fortificazione, in cui il tracciato degli ambienti doveva costituire il piano terra del castello.

All’estremo perimetro di Nord-Est l’imboccatura di una cavità sotterranea rivela la presenza di un vasto ambiente diviso nel senso trasversale da un muro di circa sessanta centimetri di spessore. Le sue pareti e la volta a botte, con residui di intonaco, sono costruite in blocchi squadrati come quelli agli spigoli della torre, ed appartenenti ad un tipo di lavorazione totalmente diversa dal resto del complesso. La presenza di tubi di ceramica rossa, verniciata, indica la precisa funzione dei due ambienti: cisterne per la raccolta e conservazione dell’acqua. La parete Sud di questo vano è stata distrutta dai soliti cercatori di tesori. Sopra le cisterne i pochi ruderi esistenti farebbero pensare che lo spazio sia stato lasciato a terrazza, visto lo strapiombo della parete rocciosa sottostante.

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ugo

  • 23/03/2014

è un vero peccato finire di lasciarlo andare in decadenza, possibile che non si trovino pochi euro per questo gioiello?

Storia

Per individuare l’anno di costruzione del castello occorre esaminare la storia del giudicato cagliaritano, a datare dalla discendenza femminile del Giudice Costantino (dal 1130 al 1162): Preziosa, Giorgia ed una terza figlia di cui non si conosce il nome, andate spose nella seconda metà del XII secolo rispettivamente a Tedice di Donoratico, Oberto di Massa, Pietro di Torre. Inoltre occorre tenere presente quelli che erano, in quegli anni, i confini amministrativi e giuridici del giudicato, l’ingerenza della repubblica pisana e della Chiesa negli affari dello stato e successivamente la spartizione delle curatorie o “partes” fra le famiglie dei Gherardesca, Capraia, Visconti e la repubblica pisana. Le risorse economiche del giudicato erano quelle note: agricoltura, allevamento del bestiame, commercio del sale, pelli e prodotti della pastorizia, sfruttamento delle miniere. Fra le voci principali le miniere fornivano certamente il reddito maggiore. L’esistenza di quelle piombo-argentifere del Sulcis era nota fin dal 1154 per una relazione del geografo arabo Ibn’Idris (Edrisi) di cui si conosce la traduzione fatta dall’arabista Michele Amari.

 

Quanto a Guglielmo di Massa, figlio di Oberto, che fu Giudice del Cagliaritano dal 1190 al 1214 e Giudice di una parte dell’Arborea (prima ancora che sua figlia Preziosa sposasse Ugo di Basso nel 1206), doveva aver potenziato lo sfruttamento delle miniere se la repubblica di Pisa, che già possedeva nei maggiori porti dell’isola uffici commerciali, aveva fatto costruire nel 1202 il castello di San Michele, presso il castello di Cagliari e rafforzato il suo potere politico e militare un po’ dovunque nell’isola. Nel contempo le famiglie dei Visconti, dei Gherardesca e dello stesso Giudice Guglielmo intrapresero una politica di alleanze attraverso matrimoni di interesse.

Il castello di Gioiosaguardia, al confine con la Curatoria del Cixerri, potrebbe essere stato costruito nel periodo in cui “regnava” Guglielmo di Massa (1190-1214). Oppure quando Villa di Chiesa accentrava il minerale di piombo e d’argento estratto dalle miniere attorno, e cominciava ad assumere la fisionomia di città cinta di mura e torri ed all’interno si andava erigendo la chiesa di Santa Chiara per iniziativa del conte Ugolino della Gherardesca, Signore della sesta “Parte” del cagliaritano. Sono gli anni nei quali il Gherardesca, tutore dei figli di Guelfo suo figlio, nipoti di Enzo re di Sardegna, eredi al trono, era all’apice del potere. Nel 1285 il conte Ugolino lasciò l’isola alla volta di Pisa, dove l’anno successivo ricevette la carica di Podestà e capitano del popolo, carica che fu già di suo fratello maggiore Gherardo dal 1225 al 1268, anno della sua morte avvenuta in Napoli, a fianco di Corradino di Svevia. Ugolino della Gherardesca mantenne questa carica politica e militare fino al 1288. L’anno successivo, per contrasti sorti con alcune nobili famiglie della repubblica e la Chiesa, sarà condannato a morte.
In quella circostanza il figlio Lotto, prigioniero in Genova, venne rilasciato; una volta giunto in Sardegna, unendosi al fratello Guelfo, organizzò la guerriglia armata contro la repubblica pisana. E’ nel corso di questa vicenda che attraverso i documenti si accerta l’esistenza del castello che, unitamente a quello di Acquafredda ed Iglesias, fu fortificato per resistere alla ritorsione dei pisani che, nel 1295, espugnarono la cittadina mineraria, mentre i due castelli furono ceduti da Lotto in cambio della vita di Guelfo. Domusnovas con la sua torre fortificata fu rasa al suolo e gli abitanti dispersi od uccisi per aver trucidato la guarnigione di cento balestrieri che la presidiava. In questo modo la repubblica pisana incamerò il Sigerro mentre il Sulcis, Signoria ghibellina dei figli di Gherardo Ranieri, Bonifazio e Teccia, considerato neutrale, fu rispettato.

Nel 1297, non appena i pisani si resero conto che il Papa Bonifacio VIII aveva conferito al re d’Aragona il titolo di re di Sardegna e Corsica, stipularono la pace con Genova e diedero inizio, tra il 1305 ed il 1307, alla costruzione delle grandi torri di difesa di San Pancrazio e dell’elefante in Cagliari, ed a rinforzare le fortificazioni di Acquafredda ed Iglesias, che fin dal 1303 operava tutelata dalle leggi del “Breve”. Anche i castelli della Gallura furono fortificati. I Donoratico della Gherardesca ripresero il controllo politico e militare della repubblica di Pisa prima con Gherardo, che rivestì l’incarico di Capitano del popolo dal 1316 al ’20, e poi con Ranieri dal 1320 al ’22.

Nel 1318 i Gherardesca, quale testimonianza del loro dominio, avevano fatto erigere nella Villa di Massargia due chiese, una dedicata a S. Ranieri, l’altra attualmente dedicata alla Madonna della Neve. Un’altra chiesa con caratteristiche architettoniche simili esisteva già in Domusnovas: e di essa permangono alcuni elementi murari del prospetto principale e di quello laterale ed alcuni ornati.

Nel 1323 lo sbarco aragonese e la conseguente occupazione del Cagliaritano e quella graduale degli altri giudicati tolsero a Pisa le rendite che nel solo Giudicato di Cagliari ammontavano a 70.000 fiorini d’oro l’anno sui 100.000 dell’isola. Rendite per lo più derivate dai prodotti dell’industria estrattiva delle miniere. Dal dato economico, più che politico, si capisce meglio quanto fosse stato importante per i Gherardesca mantenere e difendere il Sigerio ed il Sulcis.

Nel 1324 il re d’Aragona concedette a Ranieri e Bonifacio di Donoratico della Gherardesca ed ai loro successori il feudo, il castello di Gioiosaguardia con altri castelli e ville possedute in Sardegna dalla famiglia, contro l’annuo censo di 1000 fiorini d’oro. L’offerta non fu accolta dagli interessati, dal momento che nei registri dei re d’Aragona, agli anni 1326 e 1327, risultano i salari pagati alle truppe di guarnigione, ai serventi ed al castellano di Gioiosaguardia. In un documento datato 1332 si ha notizia che la castellania fu conferita a Guglielmo ça-Cirera. Mentre per gli anni 1337 e 1338 i registri riportano genericamente l’indicazione delle spese sostenute per sovvenzionare il castellano, del quale non si fa il nome. La stessa indicazione, sempre nei registri dei beni della Corona d’Aragona, la ritroviamo per gli anni 1352 e 1353, con in più l’effettuato pagamento dei salari ai funzionari e ai serventi del castello. Nel 1355, dopo il primo parlamento voluto da Pietro il Cerimonioso, le terre degli eredi di Gherardo di Donoratico furono confiscate. Il castello compare ancora nel 1358, e questa volta come disegno nell’inventario dei beni della Corona.
Si tratta di un disegno gotico eseguito “di maniera”, privo cioè di elementi prospettici, o comunque utili per un preciso riferimento a ciò che oggi rimane. Raffrontandolo ai disegni degli altri castelli, possiamo dire che la porta d’ingresso, protetta da una torre (che oggi non esiste), si chiudeva con una saracinesca munita di puntali, e che la merlatura a coronamento del muro e delle torri (il disegno ne indica tre) era del tipo guelfo.
Nel 1361 Villamassargia è ricordata nei provvedimenti del Governatore di Cagliari e Gallura riguardo alla tassazione obbligatoria per le spese di ricostruzione delle mura e torri della città di Iglesias, distrutta nella lotta contro Mariano d’Arborea.

Un richiamo di spese per il rifornimento ed il restauro del castello di Gioiosaguardia si ritrova ancora nei registri dei beni della Corona d’Aragona all’anno 1387.

Nel 1391, in una carta del 13 dicembre, il Governatore di Cagliari informava il re d’Aragona che il Giudice d’Arborea Brancaleone Doria aveva fatto prigionieri i trentadue uomini a cavallo che aveva inviato a difendere i castelli di Acquafredda e Gioiosaguardia poiché Iglesias da circa due mesi era sotto assedio. Nello stesso anno una lettera del Giudice Brancaleone Doria indirizzata al Governatore di Cagliari precisava che avrebbe tenuto Gioiosaguardia in pegno del castello di Longosardo che aveva fatto edificare a sue spese e che gli era stato confiscato. Quarant’anni dopo, nel 1432, il castello di Gioiosaguardia fu concesso in feudo a Ludovico d’Aragall dal Procuratore reale Giovanni di Montalba. Dopo questa data (almeno per ora), nessun altro documento nomina più il castello.

Nel 1577 è raccomandato che Villamassargia venga cinta di mura, per difenderla dalle incursioni barbaresche. Gli atti che riguardano il progetto del Frattino sono ricordati dal Loddo Canepa nel I volume dei suoi studi sulla Sardegna. Infine, nella documentazione compresa fra l 1679 ed il 1730 compare ancora Villamassargia per una ammenda inflittale per aver tenuto prigionieri dei vassalli, abitatori di Iglesias, senza averne la prescritta autorità. E’ lecito ipotizzare quindi, con F. Fois, che nei quarant’anni compresi fra il 1391 ed il 1432 il castello di Gioiosaguardia, per fatti che non ci è dato conoscere, sia stato abbandonato e sia caduto in disuso, e quindi nel corso dei secoli successivi, divenuto meta di “ricercatori di tesori”, sia stato spogliato di tutto ciò che era asportabile ed utilizzabile altrove.

Bibliografia

F. Fois, Castelli della Sardegna Medioevale, Silvana Editoriale 1992.

 

Indirizzo: Su Casteddu, presso Villamassargia

Facilities



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