Castello Di Gresti O Pietratagliata

Castello Sicilia, Enna - Aidone

Epoca
XIV Secolo
Visitabile
Si, gratuito
Proprietà
Privata

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Descrizione

Il nome di Pietratagliata proviene dalla enorme rupe quarzarenitica che taglia la valle in modo perpendicolare all'asta del fiume Gresti, dando l'impressione di una sola, gigantesca pietra tagliata da una mano sovrannaturale.

Nell'intero complesso del Castello di Gresti sono individuabili 3 tipi di strutture architettoniche:

- I) un insieme di ambienti ipogei localizzati alla base della parete orientale della costa rocciosa ed in alto sul versante occidentale della rupe;

- II) gli spazi del fortilizio medievale che, con la torre ed altri ambienti in muratura, inglobava inoltre anche le strutture ipogee;

- III) un complesso di magazzini e altri vani destinati all'utilizzo della fabbrica quale masseria risalenti al XVII secolo (vedere planimetria, A7).

Allo stato attuale il complesso non è agevolmente visitabile in quanto versa in condizioni di degrado tale da rendere pericoloso l'accesso. Una chiara descrizione degli ambienti di cui si compone il castello è stata fornita dall'Ing. Tomarchio, che ha inoltre elaborato una planimetria del complesso.

Al castello si accede attraverso una stretto sentiero tagliato nella roccia (planimetria, A1), delimitata a destra dal massiccio roccioso e a sinistra da un muretto. Al terreno di questo percorso si giunge dinanzi a due accessi: un portale ed una scala di cui oggi resta solo un cenno di traccia nella muratura. Superato il portale si attraversa un piccolo corridoio che conduce ad una loggia aperta (planimetria, A2) scavata nella rupe che guarda verso il burrone sottostante in direzione est. Da qui si passa a un grande ipogeo artificiale a pianta rettangolare con soffitto piano che presenta tracce evidenti di scalpellatura (planimetria, A3); sulla parete occidentale di questo ambiente si apre una finestra ricavata nella roccia da cui si domina il sottostante vallone.

Ritornando al portale, accanto ad esso si vedono le tracce di una ripida scala (planimetria, B4) che conduceva ad un livello superiore della rupe su cui si poggiano le strutture in muratura del complesso. Queste ultime constano di un grande ed elevato torrione a pianta quadrata (planimetria, B5) e di un corpo edilizio a due piani con due ambienti per piano (planimetria, B6).

La torre, alta circa 36 metri, poggia direttamente sulla roccia che sul versante sud ha subito una imponente opera di taglio, formando così una sorta di scarpatura naturale grazie alla quale la torre scarica il suo peso sul basamento roccioso. La torre ha struttura piena, priva di spazi interni; una scala elicoidale esterna, alloggiata in un vano cilindrico nell'angolo sud orientale, permetteva l'accesso al terrazzo sommitale.

Gli ambienti costruiti alla base della torre sul lato settentrionale erano verosimilmente gli spazi residenziali del piccolo fortilizio e costituiscono elemento di raccordo tra la struttura difensiva e gli ambienti ipogei. La parte del complesso scavata nella roccia è quasi certamente antecedente alla prima documentazione storica del castello, risalente al XIV secolo.

Oggi dell’insediamento classico ed alto medievale non rimane alcunché se non la testimonianza diffusa dei ritrovamenti di diverse monete e resti ceramici sino alla denominazione dialettale di "A Munita" data al colle dirimpettaio la lunga cresta rocciosa che fa da base alla fortificazione. Il castello, invece, integro almeno sino all’inizio del secondo conflitto mondiale, oggi versa in drammatiche condizioni.

La torre a pianta quadrata, risalente probabilmente all’epoca normanna e costruita per funzioni di avvistamento e segnalazione, ha perso oramai da tempo la bellissima scalinata elicoidale che portava sin sulla cima a 36 metri di altezza dal fondovalle.

Le fabbriche medievali e barocche, ricostruite in seguito al sisma che colpì la Sicilia orientale l’11 gennaio 1693, comprendenti l’entrata con un arco a sesto acuto, la scala per il vano di ingresso e tutta la complessa area a più piani dedicata alla abitazione feudale ed agli ampi magazzini ricavati nel pieno della roccia quarzarenitica, hanno subito diversi crolli, l’ultimo dei quali risale al sisma del 13 dicembre 1990. Oggi, le condizioni della parte medievale e barocca sono tali che è del tutto impossibile entrare nelle parti padronali.

Anche la cappella familiare, posta sulle rocce antistanti l’entrata del castello, in una stupenda posizione panoramica, ha subito crolli e spoliazioni sino a mantenere intatti solo i muri perimetrali ed il semplice ma affascinante portalino in pietra locale. Alle fabbriche più antiche, tra le cui mura spicca un bel portale in pietra che dava accesso ad una camera padronale oggi priva di solai e soffitto, si affiancano poi una serie di costruzioni moderne che venivano adibite a scopi agricoli produttivi.

Queste costruzioni, in pietra locale, probabilmente sottratta alle strutture castellate, hanno subito un gravissimo crollo nel 1998. Tutta la contrada è poi interessata da resti di diverse età che testimoniano la lunga e complessa frequentazione di questa parte dell'ennese. Sulla collina della moneta, dirimpettaia al castello, sono attestati (ed il toponimo è chiaro segnale) resti di un insediamento ellenistico romano continuato sino all'età tardo romana. Attorno le case Gresti, poste sul fianco di nord ovest della collina dei Gresti, sono stati ritrovati resti che vanno dall'età greca arcaica, a testimonianza della precoce influenza calcidese verso Morgantina, e resti di età tardo romana e bizantina.

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Prezzi ed orari

Come raggiungere

Da Catania: dall'atostrada A19 (Catania-Palermo) uscire a Motta Sant'Anastasia e prendere poi la SS288 per Raddusa. Nell'avvicinarsi al lago di Ogliastro, la strada è interrotta (scandalosamente da almeno il 2007) e quindi bisogna fare una strada alternativa per raggiungere Raddusa. Superato il paese, subito dopo il passaggio sulle acque del lago, prendere la prima strada sulla destra (strada vicinale Tufo che collega Raddusa e Valguarnera), e poi ancora subito a destra dove si prosegue per circa 5 km (la strada diventa poi sterrata).

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Storia

Al 1210 e al 1296 risale l'attestazione del luogo in qualità di casale Fesinae. Federico III, agli inizi del XIV secolo, pare concedere il feudo Fessina ad un certo Prandino Capirena da Piazza, per quanto, purtroppo, manchino documentazioni storiche ad attestare tale concessione. Si apprende comunque che, in seguito alla ribellione di tale Prandino, il feudo ritornasse alla regia curia.

Al 1358 risale, invece, la denominazione di castrum (ms. Qq G 1, c.316, Palermo Biblioteca Comunale). Dal 1364 alla metà del 1600 feudo e fortezza sono possedimento della famiglia Gioeni. Al 1408 (Gregorio 1791-92, II, p. 495) risale la denominazione di "castro Pietratagliate, cum feudo Fesine". 

Bibliografia

Amato G.M., Inventario dei siti di importanza turistica, edito da GAL Rocca di Cerere, Enna, 2000;

Amico V., Dizionario topografico della Sicilia, tradotto e annotato da Gioacchino Di Marzo, 2 voll., 1855-56, Palermo; 

 

Barberi G.L., I Capibrevi, a c. di G. Silvestri, 3 voll., Palermo, 1879-1888; 

 

Bresc H., Motta, Sala, Pietra: un incastellamento trecentesco in Sicilia, in "Archeologia Medievale", II, pp. 428-432, 1975; 

Brocato D., I castelli della provincia di Enna, Siracusa, 1986; 

San Martino de Spucches F., La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalle loro origini ai nostri giorni, 10 voll., Palermo, 1924-1941; 

Tomarchio G., Il castello di Pietratagliata, Enna, 1992.

 

 

 

 

Indirizzo: Contrada Gresti

Facilities