Castello Della Cuba

Castello Sicilia, Palermo - Palermo

Epoca
XII Secolo
Visitabile
Si, pagamento
Proprietà
Demanio

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Descrizione

 Fu rinomato luogo di piacere dei normanni e attraverso un'antica stampa che lo riproduce com'era in origine ci si trasporta in quel tempo e si rimane affascinati dalla sua pura bellezza. 

Il suo nome arabo significa arco o volta ed il castello che, simile a quello della Zisa, ha forma rettangolare alleggerita da quadrate "torricelle" sporgenti, è veramente il trionfo degli archi acuti ad ordini sovrapposti, che ne costituiscono il motivo architettonico dominante. Molti si sono interessati alla difficile iscrizione cufica incisa in alto sulla fascia che lo circonda e l'illustre storiografo Michele Amari riuscì a decifrarla:

"Nel nome di Dio Clemente, Misericordioso. Bada, qui fermati e mira! Vedrai egregia stanza dell'egregio tra i re della terra, Guglielmo II. Non v'ha castello che sia degno di lui nè bastano le sue sale...". Con la data: "E' di nostro Signore il Messia mille e cento, aggiuntivi ottanta, che son corsi tanto lieti".

Emergente da un vasto laghetto artificiale, chiamato "peschiera", era circondato da un immenso parco con numerose cappellette a volta, aperte da ogni lato. Una di queste, nell'attuale villa Napoli, è rimasta miracolosamente intatta attraverso i secoli, con la sua bella cupoletta rossa di classico stile arabo, e viene chiamata piccola Cuba o Cubola. Un'antichissima leggenda (arretrandone l'origine nel tempo) narra che Cuba e Zisa furono figlie di un re saraceno il quale avrebbe edificato per loro questi due castelli, che dovevano essere degni della meravigliosa bellezza delle due fanciulle...
Legata al castello è, del Boccaccio, la sesta novella della quinta giornata del Decamerone, che colloca la vicenda in quella stanza dove re Federico II d'Aragona tenne rinchiusa la bella Restituta da Ischia.

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Storia

Edificato da Guglielmo II, nel 1180, è l'ultimo monumento creato dai normanni a Palermo. Dopo di essi il castello ospitò gli svevi e poi gli aragonesi mentre nei successivi, molti passaggi di proprietà figurano le famiglie Giandaidone, Del Campo, Battaglia, Gambacorta e Monroj dei principi di Pandolfina. Dopo aver mantenuto la prerogativa di "regio" fino al XVI secolo, improvvisamente il suo destino mutò e durante la peste del 1575 fu adibito a lazzaretto. 
Questo stupendo luogo da fiaba, che al tempo dei re e delle loro corti fu testimone di tanta armonia di vita, divenne quindi asilo di oscuri infelici, quasi ad ammonire la vanità degli splendori terreni con la ietà delle terrene sofferenze.
Isolato infine da un quartiere militare che ancora lo circonda, il castello rimase abbandonato ed oggi, non più bagnato dalle acque di un tempo e privato del bellissimo parco, svuotato, chiuso e freddo è ormai solo la tomba del suo passato.

Bibliografia

Castelli di Sicilia, A.D. Beltrandi, Brancato editore.

 

Indirizzo: Corso Calatafimi, 100

Facilities