Castello Della Zisa

Castello Sicilia, Palermo - Palermo

Epoca
XII Secolo
Visitabile
Si, pagamento
Proprietà
Comune

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Descrizione

Alto, sul fronte, un grande stemma con due leoni rampanti ne domina il prospetto. Il sontuoso ingresso a tre arcate (di cui quella centrale sostenuta da quattro colonne con capitelli) è sovrastato da una lapide: “Bien reyio timbre sepregia La Zisa de tal escudo Si a palermo ofrecer pudo Glorias de spana y de grecia”. 

Sotto l’arco interno, anch’esso su quattro colonne, si trova il famoso piccolo affresco che può sembrare composto di figurine mitologiche, mentre l’antica leggenda vuole si tratti di strani diavoletti che tengono incantato un misterioso tesoro, nascosto dai pagani nel castello perché non fosse trovato dai cristiani. Tesoro favoloso che “se sarà trovato farà la felicità dell’isola tutta”.
Si vuole pure che non si riesca a contarli mai questi neri diavoletti i quali nel giorno dell’Annunziata si agiterebbero ancora più dispettosi; e questa diceria de “i diavoli d’à Zisa” è tuttora viva nei racconti popolari. Completamente trasformati sono gli ambienti che ospitarono le fiabesche usanze dei re.

Soltanto il ricco ed originale vestibolo conserva ancora notevoli tracce del suo primo tempo nella bella volta a crociera, nei mosaici d’oro, nei marmi e negli affreschi. Alla parete di centro, da una fontanella scavata nel muro ed ancora ornata con un’aquila d’oro in mosaico, l’acqua scorreva perenne ed attraverso la stanza, a cui donava frescura, finiva nel laghetto posto innanzi al castello, al centro del quale era un piccolo padiglione. Incastrato tra successive costruzioni esiste ancora un pezzo dell’antico muro di cinta con un bellissimo portale.

Un immenso parco che dal castello reale si allargava un tempo nella pianura, abbracciando la Zisa e la Cuba, costituiva con essi un sontuoso complesso, per la delizia e il riposo dei signori normanni.

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Prezzi ed orari

Come raggiungere

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Storia

Meravigliosa dimora iniziata da Guglielmo I e ultimata dal figlio Guglielmo II. Fu “splendida” residenza reale chiamata, in arabo, Aziz (splendido) da cui il nome attuale. Sull’arco interno questa iscrizione araba, tradotta da Michele Amari, ne testimoniava l’originario incanto: “Quantunque volte vorrai, tu vedrai il più bel possesso del più splendido tra i reami del mondo, dei mari e la montagna che lì domina le cui cime sono tinte di narciso e vedrai il gran re del secolo in bel soggiorno che a lui conviene la magnificenza e la letizia. Questo è il Mosta’Izz e questo palagio l’Aziz”. (Mosta’Izz, cioè “bramoso di gloria”, era chiamato Guglielmo II).

Nella sua lunga e fastosa esistenza il castello fu dominio di molti signori. Re Alfonso ne fece dono al suo precettore Antonio Beccadelli di Bologna, detto Il Panormita. Alla sua morte, secondo Giovanni Luca Barbieri, il castello, donatogli in vitalizio, sarebbe dovuto tornare al regio demanio, ma il figlio del Beccadelli (anch’egli di nome Antonio) lo vendette al vicerè Ferdinando Acugna. Appare quindi pura leggenda che il Panormita abbia ceduto, come si narra, un simile “palagio” per uno scritto di Cicerone.

Dall’Acugna pervenne alla moglie Maria D’Avila la quale lo donò poi a Giovanni del Vio (o Del Rio), bellissimo segretario del marito (1511).

Successivamente esso appartenne anche alle famiglie Spadafora, Alliata, Ventimiglia e Carretto.

Nel 1635 ne divennero proprietari i Sandoval che lo possedettero lungamente. Dopo aver subito, nel corso degli anni, molti restauri e successive rovine, il castello, pervenuto al marchese di S. Giovanni, venne infine diviso in appartamenti ed affittato. 

Bibliografia

 Castelli di Sicilia, A.D. Beltrami, Brancato editore

 

Indirizzo: Piazza Zisa

Facilities