Castello Di Vicari

Castello Sicilia, Palermo - Vicari

Epoca
XI Secolo
Visitabile
Si, gratuito
Proprietà
Comune

Verifica gli orari prima di effettuare una visita

Descrizione

Oltre a dominare il paese sul quale incombeva, il castello serviva per il controllo militare non solo del proprio territorio, ma anzitutto dell’accesso a Palermo dal sottostante importantissimo crocevia che le principali strade di collegamento tra i centri della costa nord-occidentale e quelli del versante sud-est formavano con la dorsale Messina-Trapani. L’intervento umano era teso a completare le difese naturali del sito e a migliorare con i terrapieni la sua fruibilità. Infatti, la cinta muraria che avvolge la rupe a nord, a ovest e solo parzialmente a sud, viene a mancare nei versanti sud-est ed est.

Dove il sito risultava naturalmente difeso dalla impraticabilità delle pareti rocciose strapiombanti, la fortezza era protetta da soli parapetti sul ciglio della rupe. La cinta muraria vera e propria consiste in tratti rettilinei inframezzati da torri delle quali sono notevolmente più grandi quelle dell’angolo nord-ovest e in mezzeria del lato ovest. Racchiudendo complessivamente, grosso modo, un pentagono irregolare allungato in direzione nord-sud, il giro di mura della cinta esterna oltrepassava i 250 m di lunghezza. Tutte le strutture murarie riscontrabili nel castello sono realizzate quasi totalmente in calcare locale che, anche appena sbozzato, dava delle pianelle di facile posa in opera. Mentre garantiva l’economia della costruzione, questa caratteristica ha causato la mancanza degli elementi formalmente e stilisticamente più elaborati.

Ci sembra di poter individuare due parti funzionali del castello. Separata da un muro interno si nota quella principale, la arx vera e propria, che occupava la parte più alta della rocca e dominava la parte bassa, il ballium, la basse cour, quel cortile fortificato verso l’esterno che precedeva il nucleo residenziale e maggiormente difeso del castello. L’ingresso nel complesso fortificato avveniva tramite una rampa rettilinea addossata dal lato est alla rupe e piuttosto ripida. Come mostrano alcuni resti, il primo tratto della rampa era sbarrato da due porte e conduceva verso uno spazio relativamente pianeggiante. Questa parte risultava difesa verso l’esterno da mura relativamente basse, mentre all’interno del complesso era dominata dalle parti più alte del castello. Dopo un tornante, il secondo tratto di rampa, poggiato su un muro di contenimento, conduceva alla arx. L’ingresso era protetto ad est da una torre che sembra fosse, mediante un muro interno, collegata con le strutture ad est, sul ciglio della rupe.

Il nucleo centrale della arx occupava la metà settentrionale del complesso e restava racchiuso tra le mura di cinta più alte. Delle imponenti opere fortificate esterne sopravvivono tuttora notevolissimi resti della cinta muraria. Le strutture superstiti, misurate in alcuni tratti dalla base all’attuale sommità, raggiungono l’altezza di quasi sedici metri, per quanto risultino rovinate. Nel punto più alto ed inaccessibile della rupe, al suo angolo nord-est, svettano ancora i grossi resti della torre mastra. La vicina torre mediana del fianco nord, oltre a due interessanti monofore, contiene ancora i resti della postierla, “una porta che dicono la porta fausa, per la quale si scendeva per via di una scaletta, essendo ivi rapidissimo il monte” (Salinas). Altre grosse strutture turriformi si trovano allo spigolo nord-ovest e nell’angolo che si forma in mezzeria del fianco ovest. Qui sotto si nota una grossa costruzione che sembra sia stata una cisterna. Degli eventuali altri edifici (abitazioni, stalle e cisterne) che si dovevano comunque trovare anche in alto all’interno della cinta muraria, oggi affiorano solo pochi resti visibili; dato lo spessore del sedime, si è certi che un sistematico scavo archeologico potrà restituire delle notevoli sorprese.

Condividi


Prezzi ed orari

Come raggiungere

Dall'autostrada A19 prendere l'uscita Termini Imerese verso SS113 e proseguire per circa 1 km fino ad immettersi nella SS285. Percorrerla per circa 21 km fino a Roccapalumba; dal paese imboccare la SS121 per 4 km; prendere lo svincolo per Palermo/Agrigento/Vicari/Lercara Friddi e continuare ancora sulla SS121; prendere l'uscita per Vicari ed imboccare la SP124 per 3 km circa fino alla destinazione.

La tua esperienza personale può essere di grande aiuto agli altri viaggiatori. Grazie!



giuscud64

  • 29/08/2013

La rupe sormontata dai resti del castello è molto suggestiva. La vista è fantastica. Ho avuto la possibilità di visitare i resti, e grazie ad un'attenta spiegazione ho scoperto delle notizie importanti. Dovrebbe essere valorizzato. La cura di pochi uomini volenterosi non è bastevole a risollevare le sorti di questo sito.

Storia

Dando fede alla notizia trasmessa dal Malaterra, un nucleo fortificato esisteva sulla rocca già dal 1077 quando, sciolto l’esercito al termine della campagna estiva di battaglie, il conte Ruggero si ritira a Vicari, attiratovi certamente dalla solidità della fortezza. Del 1094 è la notizia che tra i monasteri in seguito annessi alla cattedrale di Palermo, c’era Santa Maria de Boico; nel diploma greco con cui conferma la sua donazione, Ruggero il gran conte spiega che, al momento della conquista, nella diruta chiesa SS. Deiparae existens ad Boicum aveva trovato i monaci preganti per la sua vittoria. Nel 1150 Idrisi la cita con puntualità: Vicari (nella forma arabizzata Biku) è stimato quale “alto castello [hisn] e fortalizio ben munito”.

Nel 1271 il castello di Vicari è assegnato a Iozzolino de Venetiis; dall’ordinamento dei castelli regi sappiamo che in questo anno vi erano presenti servientes viginti, venti soldati preposti alla guardia, testimoniando dunque la grandezza del maniero e della sua guarnigione. In epoca angioina, nel 1278, il castello ebbe grande visibilità, tanto che Carlo d’Agiò si curava di vettovagliarlo largamente; nel maniero trovò rifugio il gran giustiziere Saint Remy che, scampato al massacro dei francesi a Palermo, trovò rifugio a Bicaro, dove verrà raggiunto dagli insorti e ucciso. Nello stesso anno re Pietro scrive alle terre oltre il fiume Salso perché scelgano ciascuna due uomini che devono recarsi in Palermo per prestare giuramento; tra esse c’è Bicaro. Tra il 1299 e il 1300, mentre la custodia del castello demaniale di Vicari è da re Federico III affidata a Giovanni Chiaramonte, Carlo II lo offre contemporaneamente ed insieme ai casali di pertinenza al proprio partigiano Virgilio di Catania, il quale però non entrò mai in suo possesso. I Chiaramonte caddero in disgrazia nel 1337, condannati per fellonia e perdendo dunque terra e castello di Vicari che tornarono al demanio. Nel 1338, insieme a Godrano, re Pietro II concede Vicari in perpetuo a Francesco Valguarnera e ai suoi eredi.

Il castello entrerà ben presto nel violento contesto delle lotte tra la componente iberica e quella autoctona di stanza nell’isola: nel 1348, alla morte dell’infante Giovanni, duca di Atene, durante la minorità di re Ludovico, le fazioni latina e catalana si disputano il baliato e con esso il governo del regno. A seguito delle ostilità scoppiate in Palermo, la soccombente “parzialità catalana” si rifugia nei castelli di Vicari e di Cefalà. Facendo scorrerie verso Palermo, i catalani danneggiano la fazione latino-chiaromontana ed il commercio della città; rendendosi necessario snidare dalle loro rocche i “catalani”, sono invitate le terre del Val di Mazara e dei luoghi vicini ai castelli di Vicari e Cefalà ad apprestare armigeri a cavallo e pedoni. La squadra che deve espugnare la rocca di Vicari è comandata da Federico Valguarnera, signore di quella terra e partigiano della “parzialità latina”. Le battaglie hanno un loro esito per una delle parti in lotta: nel 1392, quale ricompensa per i loro servizi, la maggior parte dei beni confiscati ai Chiaramonte viene concessa a Bernardo Cabrera, conte di Modica, ed a Raimondo Moncada, conte di Augusta. Nel 1393 iniziano tuttavia i tumulti nelle terre di Marsala, Mussomeli, Misilmeri e Vicari, che provocano una insurrezione contro gli aragonesi. Non potendo domare l’insurrezione, i Martini nel 1396 perdonano i sediziosi e cassando le concessioni fatte ai catalani avocano al demanio regio i castelli di Caccamo, Castronovo, Misilmeri e Vicari. Nel 1408 il nuovo signore di Vicari è Simone Valguarnera [nipote del Francesco ricordato nel 1338], partigiano del re Martino; nello stesso anno egli vende la contea di Vicari per 1000 onze d’oro a Gilberto Talamanca. Nel 1450, per cause ereditarie, la terra di Vicari passa ai La Grua, dai quali la acquista Federico Ventimilgia; la prima vendita viene così revocata.

Le vicende del castello saranno tuttavia travagliate: nel 1463 viene rivenduto per 11.000 fiorini a Pietro Campo, “il quale per la terra di Monteleone ne fe’ cambio coi Ventimiglia” (Amico 1855-56, II, p. 656). In seguito, nel 1499, Vicari è stata posseduta dai Gaetani di Calatabiano che la vendono a Giacomo Alliata signore di Castellammare del Golfo. Nel 1500 Arrigo Squillaci, come donatario del diritto di ricompra che era rimasto alla casa Gaetani, la riscatta da Antonia La Grua Alliata. Ad Arrigo succede il figlio Giovan Luigi nel 1504 e cede Vicari per 32.000 fiorini a Salvatore Bardi, barone di Sambuca. Il barone terre Vicari è quindi convocato dal braccio militare alla seduta di apertura del parlamento a Palermo nel 1505. Dopo un cinquantennio, nel 1556, Vicari è insignita da Filippo II del titolo di contea; il primo conte della terra e castello di Vicari è Vincenzo Del Bosco Agliata. Due anni dopo, nel 1558, Fazello ricorda Vicari come Biccarum oppidum; vi si trova una arx ingens che ritiene costruita da Manfredi Chiaramonte. Nel 1722, infine, i Del Bosco possiedono la contea. Nello stesso anno pervenne alla casa Bonanno dei principi di Roccafiorita che ne saranno possessori fino all’abolizione della feudalità. 

Bibliografia

V. Amico, Dizionario topografico della Sicilia, tradotto e annotato da Gioacchino Di Marzo, 2 voll., Palermo 1855-56.

S. Butera, Storia di Vicari dalle origini fino ai nostri tempi, Palermo 1898.

F. Maurici, Castelli medievali in Sicilia. Dai bizantini ai Normanni, Palermo 1992.

I. Peri, Città e campagna in Sicilia, I, Dominazione normanna, “Atti dell’Accademia di Scienze Lettere ed Arti di Palermo”, s. IV, XIII, parte II, 2 voll., Palermo 1953-56.

F. San Martino de Spucches, La storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia dalle loro origini ai nostri giorni, 10 voll., Palermo 1924-1941.

Castelli medievali di Sicilia, guida agli itinerari castellani dell’isola; Regione Siciliana Centro Regionale per l’Inventario la Catalogazione e la Documentazione dei Beni Culturali e Ambientali.

 

 

 

 

Indirizzo: Centro urbano, il castello occupa la parte più alta del monte Sant'Angelo

Facilities