Castello Di Raccuja

Castello Sicilia, Messina - Raccuja

Epoca
XI Secolo
Visitabile
Si, gratuito
Proprietà
Comune

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Descrizione

Il castello di Raccuja, che prende nome dalla famiglia aristocratica dei Branciforti, signori del borgo dal 1552 al 1812, si eleva nella parte alta del paese, in un luogo strategico che consente di visionare le balze impervie dei monti Nebrodi, a Sud, e il Mar Tirreno, a Settentrione. Esso si presenta come una casa-forte a due elevazioni, sviluppata in senso longitudinale ed affiancata da due torrioni circolari, dei quali uno crollato. La struttura è abbastanza anomala e seppur sia ravvisabile un impianto simile al Castello Ursino di Catania e al Castel Maniace di Siracusa (privo, però, di una pianta quadrangolare, in funzione di una lineare), il castello resta comunque il risultato ultimo di varie modifiche e stratificazioni di stili succedutesi nei secoli. È, inoltre, posto tra gli ampi slarghi di Piazza Castello, a valle, e della Corte interna, a monte, così che emerge sensibilmente dall’assetto urbano dei vicini quartieri Branciforti, San Marco e Torre,  dal caratteristico impianto medievale.

Si accede al piano terra da una serie di sei aperture che danno su Piazza Castello, cinque delle quali apposte nel XIX secolo, quando la fortezza venne trasformata in carcere; l’unica risalente al primitivo impianto, quella vicina alla torre superstite, è esposta al tiro della micidiale pietra da balestriere, nella quale il soldato inseriva l’arma e la puntava verso chi si fosse imprudentemente avvicinato. Il piano terra è diviso in due zone: da una parte una serie di stanzoni, ad uso comune di magazzini o locali per le truppe, sono messi in comunicazione l’un l’altro da una pregiata fuga d’archi a tutto sesto, dall’equilibrio rinascimentale; dall’altra parte del piano stanno, invece, le carceri,  aule che inglobano preesistenti strutture bizantine ed arabe: delle strette ed anguste aperture, rinserrate peraltro da spesse e pesanti porte lignee, ancora presenti, impedivano un agevole passaggio ai detenuti. Da una stanza in cui è presente una cella piccola e ribassata si passa al vero e proprio carcere, ricavato nel piano terra della torre superstite: esso presenta una pianta circolare ed è coperto da una pseudo - cupola che richiama quella di un tholos; inoltre un “sedile” in pietra, utilizzato come lettiga dai detenuti, corre lungo le pareti, e una sola finestra  mette in comunicazione l’ambiente con l’esterno; dinnanzi alle inferriate possono ancora leggersi le scritte lasciate lì dai detenuti, come a voler fissare nella pietra la memoria del loro triste soggiorno.

Tra il piano terra e il primo piano si inserisce, poi, un particolare ambiente, il cui accesso era in passato consentito dal solo esterno, che mantiene ancora l’antico selciato e che dovrebbe corrispondere o alle stalle o a quel che resta della cappella di palazzo, per come si ricava da una incisione, sull’architrave della porta di accesso a tale ambiente, in cui una croce è inserita in una figura romboidale, vago riferimento al simbolo dei Carmelitani Calzati, che officiavano nella vicina chiesa del Carmelo, a partire dal 1604.

Un grande ed ampio scalone Cinquecentesco porta al piano superiore, che ha maggiormente risentito delle modifiche apportate alla struttura dalla lunga dominazione feudale (1296-1812). Prima di accerdervi si oltrepassa un grande arco in conci di arenaria locale, elemento da riferire alle strutture preesistenti l’edificio castellano e risalente al periodo romano: sull’angolo esterno di esso è inciso un piccolo mascherone apotropaico, con chiara funzione di scacciare il malocchio, segno dei riti propiziatori legati al paganesimo greco-romano. Al periodo romano è da riferire anche il profondo pozzo, presente nella corte.

Si accede al piano nobile per un ampio portale in pietra, sormontato da una trabeazione a triglifi e bassorilievi erosi che sorregge a sua volta lo stemma marmoreo della famiglia Branciforti: esso, quadripartito, reca incise le effigi della famiglie Lanza e Branciforti, rappresentati da due leoni rampanti. La prima aula che si incontra è il Salone di Rappresentanza, dal soffitto a lunette sorrette da peducci in arenaria scolpiti con motivi floreali, un grande camino, anch’esso in pietra e un ampio arco a tutto sesto, sul modello di quello all’esterno, anch’esso di fattura romana. Le stanze che si aprono sopra le sottostanti carceri erano adibite ad alloggio dei signori e, successivamente alla trasformazione del castello in carcere, a locali ad uso comune: sono presenti le cucine, una anticamera che dà accesso alla camera da letto, con pregevole camino in arenaria, e una sala circolare, al primo piano della torre superstite. Dall’altra parte dell’edificio è presente un’altra ampia aula, contigua alla Sala di Rappresentanza e anticamente unita ad essa, ed altri locali di minor grandezza, ricostruiti fedelmente dopo il crollo dell’altra torre, della quale si ravvisano ancora le fondamenta.

 

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Storia

 

Indirizzo: Piazza Castello

Facilities

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