Castello Di Agazzano

Castello Emilia Romagna, Piacenza - Agazzano

Epoca
XIII Secolo
Visitabile
Si, pagamento
Proprietà
Privata

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Descrizione

Rocca e Castello sono il caposaldo del borgo più importante della vallata, antica proprietà degli Scotti, che ancora oggi, con la principessa Luisa Gonzaga Anguissola Scotti, ne detengono il dominio. La Rocca, accessibile attraverso due rampe opposte di scale, si affaccia su un cortile di grande suggestione e rappresenta una felice sintesi tra l'austerità dell'architettura difensiva medievale e l'eleganza della dimora signorile del
Rinascimento. Il castello, riadattato alla fine del Settecento in tranquilla dimora nobiliare, è arredato con mobili d'epoca e custodisce al suo interno eleganti decorazioni pittoriche e preziosi affreschi.

La Rocca e il castello di Agazzano sono ancora oggi di proprietà privata e appartengono alla stessa famiglia (che nel corso dei secoli è stata soggetto di ampliamenti) dalle origini e cioè dalla fine del 1200. Risalgono a questo periodo le documentazioni relative a Giovanni Scoto grande possidente terriero che fece di Agazzano il centro delle sue proprietà. La famiglia Scotti (da Scoto) manterrà il dominio su Agazzano fino alla meta del 1700 quando Ranuccio Scotti lascia come eredi tre figlie femmine. La primogenita Margherita Maria, cui andrà il castello, si unisce in matrimonio con Girolamo Anguissola da Podenzano e, da questo momento la famiglia, Scotti prenderà il nome di Anguissola Scotti. A testimonianza dell’unione delle due famiglie abbiamo la fusione nello stesso stemma di elementi dello stemma Scotti (le stelle) con l’elemento dell’anguilla derivante dallo stemma Anguissola. Attualmente il proprietario è il principe Corrado Gonzaga figlio di Luisa Anguissola Scotti che si era unita in matrimonio con il principe Ferrante Gonzaga. La famiglia Gonzaga si era già imparentata con gli Scotti alla fine del 1400 quando Giovanni Scotti sposa Luigia Gonzaga Da Novellara. Ancora oggi all’interno della Rocca si ritrovano accanto agli stemmi Scotti anche gli stemmi Gonzaga (la cui caratteristica è un ‘aquila).

La particolarità di questo bellissimo complesso architettonico risiede nella sua costituzione. Accanto a una rocca nata nel 1200 con funzione prettamente militare ( torri angolari rotonde, ponte levatoio, mastio con rivellino) e dotata nel 1475 di un bellissimo loggiato voluto da Luigia Gonzaga, troviamo una villa settecentesca che in origine era il borgo della Rocca. I saloni della villa sono decorati alle pareti con bellissime tempere a e arredati con mobili che vanno dal 1600 al 1800 . Di notevole pregio le bellissime ceramiche e porcellane . Anche il giardino con il taglio alla francese e munito di statue e fontana nasce alla fine del 1700; al suo disegno ha partecipato anche Luigi Villoresi che è stato direttore del Parco della villa reale di Monza.

Nata come fortezza difensiva, la Rocca di Agazzano, fonda le sue origini nel 1200 e si arricchisce nel 1475 di un bellissimo loggiato che ne addolcisce l’aspetto militare. La pianta è di tipo rettangolare con torri rotonde e rivellino. All'interno, oltre al loggiato con colonne in arenaria dai capitelli stemmati, si trovano ampi saloni, gli appartamenti privati con i camini dell'epoca, cucine e alloggiamenti militari. La struttura rappresenta un felice connubio tra l'austerità dell'architettura medioevale e l'eleganza della dimora signorile del Rinascimento. La Rocca è circondata da un ampio giardino alla francese che si sviluppa su due livelli. La presenza di statue, fontane e piante esotiche contribuisce al fascino di un luogo perduto nel tempo passato. Adiacente alla fortezza militare si erige la villa settecentesca, sorta sull’antico borgo, con affreschi e un caratteristico cortile con porticato. L’appartenenza del Castello di Agazzano a un’unica famiglia fin dalle origini e il mantenimento della struttura nei suoi aspetti medioevali e rinascimentali fanno di questa proprietà un suggestivo e raro esempio di storia , tradizioni e cultura.

La Rocca, risalente al 1200 e nata come struttura militare, conserva tutto il fascino dei “castelli” alto-medievali. Già dal viale delle Acacie è possibile scorgere il rivellino, che fungeva d’avancorpo difensivo e connesso al cortile tramite un doppio ponte levatoio di cui sono ancora visibili i ferri e i fori dove passavano le catene.

Quando sarete nel cortile rimarrete affascinati dalla magnificenza del loggiato cinquecentesco, voluto da Luigia Gonzaga, e raggiungibile tramite un doppio scalone. La tipologia di questa loggia costituisce un unicum, almeno per Piacenza e il piacentino; se sarete dei buoni osservatori non vi sfuggirà l’ampia scalinata che dal suolo sembra essere inghiottita nelle tenebre: era l’accesso a un passaggio sotterraneo che premetteva di arrivare, anche a cavallo, fino al Castello di Lisignano (che si trova a Gazzola).

All’interno, la Rocca, si articola in tante stanze, una dentro l’altra come un labirinto: la cucina con due forni, la stanza di Luigia in cui troneggia un imponente camino altre sale dove sono esposti interessanti marmi che vi daranno l’idea dell’importanza delle famiglie Scotti e Gonzaga.

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La storia del castello è segnata dalla tragica e misteriosa morte di Pier Maria Scotti detto il Buso ( abile spadaccino che ogni volta che colpiva una vittima con la spada lasciava il “buco”) che fu ucciso da Astorre Visconti nel 1529 in una locanda sita in Agazzano. Il suo corpo gettato nel fossato che anticamente circondava la Rocca. Nonostante questa certezza storica il cadavere di Pier Maria Scotti non è mai stato ritrovato e la sua presenza si sente ancora oggi tra le mura del castello e nel giardino. Porte che si aprono misteriosamente, luci che rimangono accesi, vetri trovati nelle stanze e di cui non si sa la provenienza. Sono stati compiuti diversi sopraluoghi da parte di associazioni esperte di fantasmi che hanno rilevato tracce di presenze ultraterrene. Strani avvenimenti si sono succeduti nel tempo e si è tenuti a credere che Pier Maria Scotti che amava moltissimo Piacenza e il piacentino non abbia voluto allontanarsi completamente da questi luoghi E’ importante ricordare che tornò appositamente dalle Americhe per riconquistare la posizione che credeva gli spettasse nella città di Piacenza e nei territori appartenenti agli Scotti. Il carattere di questo condottiero si caratterizzava per la tenacia, la cattiveria ma anche il coraggio. Il suo errore fu quello di occupare il castello per prenderne il bottino e imporne il dominio non avvisando l’alleato Visconti… che come abbiamo visto non ne rimase molto contento. A questo personaggio è stato dedicato anche un romanzo.

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Prezzi ed orari

Come raggiungere

La Rocca di Agazzano dista 20 Km da Piacenza. È facilmente raggiungibile in macchina. Possibilità di arrivare in treno fino a Piacenza dove c’è un servizio Bus per Agazzano.

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Storia

La Rocca di Agazzano, nata come fortezza difensiva, fonda le sue origini nel 1200 e si arricchisce nel 1475 di un bellissimo loggiato che ne addolcisce l’aspetto militare. La pianta è di tipo rettangolare con torri rotonde e rivellino. All'interno, oltre al loggiato con colonne in arenaria dai capitelli stemmati, si trovano ampi saloni, gli appartamenti privati con i camini dell'epoca, cucine e alloggiamenti militari. La struttura rappresenta un felice connubio tra l'austerità dell'architettura medioevale e l'eleganza della dimora signorile del Rinascimento. La Rocca è circondata da un ampio giardino alla francese che si sviluppa su due livelli. La presenza di statue, fontane e piante esotiche contribuisce al fascino di un luogo perduto nel tempo passato. Adiacente alla fortezza militare si erige la villa settecentesca, sorta sull’antico borgo, con affreschi e un caratteristico cortile con porticato. L’appartenenza del Castello di Agazzano a un’unica famiglia fin dalle origini e il mantenimento della struttura nei suoi aspetti medioevali e rinascimentali fanno di questa proprietà un suggestivo e raro esempio di storia , tradizioni e cultura. La Rocca, per versatilità degli ambienti e il pregio della struttura, è adatta per eventi di diverso genere: cene, mostre, presentazioni, meeting, matrimoni, percorsi didattici.

Dal Medio Evo al Settecento

 

 

Dall’inizio del secolo XIII il feudo di Agazzano (allora chiamato Aricazano), comprendente l’antica Rocca, fu appannaggio di Alberto Scoto, massimo esponente della famiglia Scotti. Gli Scotti acquisirono sempre più potere e fecero di Agazzano un fervido centro, grazie alla posizione strategica della rocca sorta con funzione militare. La fertile zona agricola divenne, soprattutto verso la fine del 1400, oggetto di contesa tra le potenti famiglie piacentine, di cui si ricordano gli Arcelli. La rocca, splendido esempio di fortezza medioevale, a causa di un incendio, subì un considerevole rifacimento nel 1475. Risalgono a tale data il bellissimo loggiato e i giardini pensili di stile rinascimentale che contribuiscono a ingentilirne l’aspetto prettamente militare. Fu in questa occasione che la casata degli Scotti si unì a quella dei Gonzaga grazie al matrimonio di Giovanni Scotti con Luigia Gonzaga di Novellara.

L’unione è testimoniata, oltre che dai carteggi, dalla presenza degli stemmi delle due famiglie all’interno dell’edificio. Il Castello di Agazzano appartenne agli Scotti fino al 1741, anno in cui morì Ranuccio senza lasciare eredi maschi. La primogenita, Margherita, andò in sposa a Girolamo Anguissola da Podenzano e da allora il castello passò alla famiglia Anguissola Scotti ancora oggi proprietaria della rocca e della villa attigua. Quest’ultima, già esistente nel 1400, nella seconda metà del XVIII, secolo venne modificata secondo il gusto francese dell’epoca, arricchendosi anche di magnifici affreschi

Araldica

\"\"Anguissola Scotti

Scarse e frammentarie sono le notizie che abbiamo intorno alle origini della famiglia documentata in Italia nel secolo undicesimo ma certamente anteriore se dobbiamo prestare fede alla tradizione che la vogliono discendente da un certo Guglielmo, un condottiero scozzese giunto in Italia nell’anno 774 al seguito degli eserciti franchi d’invasione.
Si narra infatti che il medesimo, giunto nei pressi di Piacenza, si ammalò e non potendo più riunirsi al proprio gruppo, prese moglie dando luogo ad una discendenza che, con alterne fortune, dura tuttora.
Il ceppo italiano, denominato con l’appellativo di Scoto, assumerà con gli anni la forma plurale di Scotti, nome con il quale è oggi conosciuta la famiglia.

Dal medesimo Guglielmo che probabilmente già aveva una propria famiglia nel suo Paese natale, hanno origine i Douglas scozzesi , un “clan” fra i più noti dell’intera nazione. Quasi per riallacciarsi ad una tradizione e nobilitare la stirpe, Marc’Antonio Scotti, intorno alla metà del secolo XVII scrive ai Douglas scozzesi rifacendosi ad antiche cronache nonché ad una recente pubblicazione che accomuna gli Scotti italiani ai Douglas scozzesi. E’ peraltro significativo il fatto che nel I404 l’imperatore Sigismondo, conceda agli Scotti di Vigoleno, l’attributo di Douglas quasi a voler togliere loro la genericità di un’origine incerta ed inserirli d’autorità in un “clan” prestigioso al quale del resto essi ambivano di appartenere.
Gli storici più scrupolosi tuttavia, in assenza di una documentazione certa, preferiscono far derivare gli Scotti piacentini da una progenie autoctona del ceto popolare assurta al rango gentilizio già in epoca comunale.
Il personaggio maggiormente rappresentativo di questo periodo fu senz’altro Giovanni che, cresciuto in potenza e ricchezza per effetto di una saggia condotta di oculati investimenti derivanti dall’esercizio della mercanteria, rivolse la propria attenzione al territorio che dalla pianura piacentina conduceva ai contrafforti appenninici fino al borgo di Agazzano. Consistenti acquisti e potenti alleanze contratte tramite l’attivissima “societas Scotorum” che operava con profitto da Genova sulle prospere piazze orientali, permisero al figlio di lui, Alberto di essere eletto nel 1290, podestà di Piacenza. In tale veste, quale capo della fazione guelfa, si distinse per le sue non comuni doti di stratega che rifulsero in particolare quando nel 1302 sconfisse Matteo Visconti facendolo prigioniero ed estendendo il dominio del suo partito fino a Milano e Bergamo da un lato, l’intera val d’Arda e Castellarquato dall’altro.
Incapace di amministrare con saggezza il potere acquisito venne in odio ai suoi stessi sostenitori che si rifiutarono di appoggiarlo militarmente contro l’inevitabile reazione dei ghibellini condotti da Giangaleazzo Visconti. Questi, nel 1317 lo assediò nella sua fortezza di Castellarquato e presolo prigioniero lo tradusse nella roccaforte di Crema ove morì dopo pochi mesi.
Francesco Scoto, figlio e fedele collaboratore del padre ma dotato di sano realismo, riconobbe la supremazia viscontea nell’intera area controversa e, stipulato un accordo federativo con Azzo Visconti, succeduto al padre, ottenne benefici e privilegi quali l’esenzione da qualsiasi tributo sia nei confronti del Signore di Milano che della Chiesa alla quale non doveva corrispondere le decime di rito. A Francesco veniva inoltre confermata la concessione di tenere mercato “sui villa Agazzani” incamerando i relativi dazi per la sistemazione delle sue proprietà. Il termine “villa” è forse qui da intendere più nella terminologia francese di centro abitato che non in quello letterale italiano di casa signorile.
Non risulta né qui né altrove menzionata la rocca almeno fino al 1475 allorchè Francesco Scotti e successivamente il figlio Bartolomeo chiedono agli Sforza, subentrati ai Visconti nella signoria di Milano, l’autorizzazione a riedificare la rocca danneggiata da un incendio e dall’usura del tempo.
L’imponente struttura che oggi si mostra all’attento visitatore rappresenta il risultato dei lavori d’inglobamento del preesistente manufatto con la sapiente disposizione degli spazi che conferisce all’insieme un’armoniosa fusione tra la concezione militare del fortilizio e l’idea rinascimentale di una residenza signorile stabile ispirata ai canoni di una discreta agiatezza.

 

Indirizzo: Via del Castello 4

Facilities