Castello Di Cariseto

Castello Emilia Romagna, Piacenza - Cerignale

Epoca
XI Secolo
Visitabile
Si, gratuito
Proprietà
Comune

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Descrizione

Sito in posizione dominante sulla rocca di Cariseto, il possente castello è oggi un rudere, sebbene lasci intuire tutta l'imponenza che doveva caratterizzarlo quand'era integro. Edificato direttamente su un solido sperone roccioso, il fortilizio è tutt'uno con la montagna, e certo nei secoli passati doveva incutere un certo timore in chi si avvicinasse al borgo da fondovalle.

Quel che resta oggi della struttura, devastata dalle bombarde dei Doria nel 1547 e parzialmente restaurata in tempi recenti per evitare il crollo delle parti più instabili, è il robusto muraglione di cinta, retto da bastioni di rinforzo, che conserva le sottili feritoie usate come bocche da fuoco dai difensori della guarnigione. Ai lati rimane traccia delle torri rotonde, presumibilmente rafforzate da bastioni alla base, mentre all'interno è integra la piccola piazza d'armi, e si possono facilmente indovinare le tracce di alcune camere. Una comoda passerella di legno con ringhiera permette l'accesso all'ambiente interno alle mura. Non v'è traccia del tetto, crollato e successivamnete sgomberato insieme con il resto delle macerie delle murature interne.

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Prezzi ed orari

Come raggiungere

Cariseto è raggiungibile dalla SS45 prendendo il bivio per Carisasca/Cerignale, oppure venendo dalla  Val d'Aveto: si sale al bivio per Lisore all'altezza della centrale idroelettrica di Ruffinati sulla Sp586, oppure dalla via che porta ad Alpepiana, dopo aver superato Vicosoprano, Orezzoli e Rovereto. 

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Storia

Cariseto, con il suo antico castello, entrò nella Storia nel 1052, quando l'imperatore Enrico III di Franconia lo concesse in feudo al Monastero di San Paolo di Mezzano-Scotti. Un secolo più tardi, precisamente nel 1164, l'allora imperatore Federico I Barbarossa attribuì ad Obizzo Malaspina i diritti feudali su vasti territori a cavallo tra le valli Aveto, Staffora, Taro, Trebbia e Nure, tra cui Cariseto. E' probabile che lo stesso Barbarossa sia transitato da Cariseto nel 1167, quando dovette rinunciare ad una campagna nel Sud d'Italia a causa della peste che aveva falcidiato le sue truppe e, sulla via del ritorno per la Germania, trovato sbarrato dai Pontremolesi il passaggio in pianura, si affidò al Malaspina, che per aspre mulattiere note solo ai valligiani lo condusse in salvo a Pavia. Dopo essere appartenuto per un certo periodo alla famiglia dei De Meleto/Della Cella, ricca e potente in Val d'Aveto tra il XIII e il XV secolo, nel 1251 Cariseto tornò nei domini dei Malaspina. Passato nel 1266 per via ereditaria al ramo secondario dei Malaspina di Mulazzo, il castello ed i suoi feudatari entrarono nel complesso gioco d'azzardo dei difficili rapporti politici tra Genovesato e nobiltà piacentina. Nel 1540 i Malaspina cedettero Cariseto ai Fieschi, importante famiglia genovese con grandi ambizioni, e questo per il castello fu l'inizio della fine. Nel 1547 infatti, i Fieschi tentarono un colpo di mano per assassinare Andrea Doria e prendere il potere a Genova ma la congiura fallì sul nascere a causa dell'improvvisa morte del capofamiglia Gian Luigi (annegato nel porto per essere caduto in acqua dalla sua nave con indosso l'armatura), e subito scattò la vendetta dei Doria. I membri più in vista della famiglia Fieschi fuggirono in Francia, mentre partiva una feroce caccia all'uomo contro i feudatari minori. Il castello di Cariseto, posto sotto assedio dagli uomini dei Doria, resistette a lungo, prima di subire danni gravissimi a causa dei ripetuti colpi inflitti dalle bombarde nemiche. I difensori superstiti  si dispersero tra le montagne sfruttando un passaggio segreto, mentre gli assedianti, che non si erano accorti della fuga della guarnigione, continuarono il bombardamento fino alla qusi totale distruzione delle torri e delle mura. Abbandonato in seguito ai danni subiti nell'assedio, il castello non venne più ricostruito.

Bibliografia

R. De Rosa, "I Fieschi, Splendore e Declino 1494-1709", F.lli Frilli Editori, Genova 2004

C. Artocchini, "Castelli Piacentini" - Edizioni TEP Piacenza 1967

 

Indirizzo: Cariseto

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