Castello Di Lombardia A Enna

Castello Sicilia, Enna - Enna

Epoca
XIII Secolo
Visitabile
Si, gratuito
Proprietà
Comune

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Descrizione

La struttura basa la sua difendibilità intanto sulla posizione arroccata sulla cima rocciosa della cuspide Est dell'altipiano ennese, qui il basamento roccioso fu intagliato sino a ricavare una alta muratura a barbacane, utilissima alla difesa piombante della base del castello e, evidentemente del tutto inattaccabile da una eventuale opera di mina delle muraglie.

Le mura chiudono poi una serie di circuiti modulati secondo diverse linee di difesa sempre più strette e sempre più vicine alla zona chiave del castello stesso, il Maschio.

La prima cinta, va probabilmente immaginata come una blanda cortina muraria che doveva contenere anche la Rupe di Cerere, utilissima al controllo delle vallata del Dittaino. Di questa cortina, ci rimangono alcuni lembi oggi seppelliti sotto la strada che porta alla stessa Rupe con due torrette di rincalzo a base quadrata delle quali una sembra posizionarsi sotto la scaletta di accesso alla pizzeria posta immediatamente ai piedi della stradina e l'altra è visibile come restauro molto opinabile nella zona più alta della stessa stradina.
Castello di Lombardia (Enna)Più interna stava la cortina muraria che segue l'andamento del roccione calcareo tagliato a scarpa, quella, in parole povere, che viene oggi identificata come la cortina esterna del castello. Su questa cortina si aprivano le entrate. La prima a Sud, ancora esistente, munita di una rampa gradonata percorribile anche a cavallo e chiusa da una porta con arcata esterna a sesto acuto, rimbotto e arcata interna a tutto sesto.

Un'altra porta si apre verso la zona della rocca di Cerere, anche questa costruita secondo lo stesso modulo del doppio arco con rimbotto ed anche questa controllata da una torre aggettante dalla cortina muraria e da un camminamento di ronda.

L'entrata principale avveniva invece attraverso una grande porta posta al centro del fronte Ovest del castello, dove oggi è posta la villetta del monumento ai caduti, tale porta, in genere tenuta chiusa, era munita di un sistema con rampa esterna e ponte levatoio, come si può vedere da alcune antiche rappresentazioni e come ci ricorda la tradizione della processione pasquale detta del ponte.Complessivamente il sistema di entrata al castello dal suo lato prospiciente la città, avveniva o dalla porta minore con la rampa e poi attraverso il piccolo cortile del fronte, o attraverso il ponte levatoio e quindi attraverso il cortiletto stesso.

Sulla disposizione di questo cortile bisogna lavorare ad una ipotesi di ricostruzione che ne consideri le funzioni altamente difensive.

Ivi chiaramente non vi era alcuna traccia della porta e della rampa che oggi salgono al castello dal lato di nord e che furono aperte solo nella seconda metà del nostro secolo, al centro lo spazio del cortile, oggi tutto unico, doveva essere diviso in due dalla presenza di un corpo turrito aggettante dalla muratura interna e il cui andamento si può indovinare seguendo l'innesto della base piena e delle murature appoggiate al muro interno tra quelle che oggi sono le due porte di accesso al cortile grande di San Nicola.

L'ingresso al cortile grande avveniva quindi dalla porta che oggi campeggia al centro del cortile piccolo, anch'essa modulata secondo lo stile che va ascritto alla personalità del cosiddetto Maestro del Castello di Lombardia.

Questa porta, munita di arcatura esterna a sesto acuto, rimbotto e arcatura interna a tutto sesto, è ulteriormente interessata da due grandi nicchie laterali al vano della porta stessa, probabilmente utili alla presenza stabile di guardie armate nei suoi pressi.

Tutte le murature del piccolo cortile dovevano essere munite di camminamenti di ronda merlati utili al controllo dall'alto del delicato settore.

Certamente è da espungere la presenza della seconda porta aperta nella muratura tra il piccolo cortile esterno ed il cortile grande, tale apertura fu infatti costruita solo nella seconda metà del nostro secolo per esigenze legate alla utilizzazione a teatro del cortile stesso.

Sotto quello che sino a un paio di anni fa era l'impiantito del palcoscenico teatrale si apre una lunga cavità artificiale che alla luce delle ultime campagne di scavo sembra essere la cella segreta di un tempio dedicato alle divinità Ktonie

E' questa una vasta galleria con pavimentazione a rampa discendente ed imboccatura ad imbuto, del tutto ricavata nella viva roccia verso una sala sotterranea con loculi per lampade e pinakoi, una sorta di sepolcro gigantesco ed una vasca di raccolta dell'acqua a probabile uso lustrale. Oggi la cavità è terminante in un piccolo cunicolo che esce al livello della strada esterna e che venne aperto per il trasporto degli apparati scenici del teatro.

Questo cunicolo ha tagliato anche un pozzo verticale controllabile dalla muratura soprastante poi utilizzato per il posizionamento del paranco.

Sempre all'interno del cunicolo compare un complesso sistema di raccolta delle acque piovane che venivano poi immesse in una canaletta esterna che portava l'acqua sino ad un abbeveratoio che doveva essere posto all'angolo di Nord Ovest del castello ove oggi è una piccola fontanella.

All'angolo di Nord Ovest del cortile si trova invece il complesso delle residenze della guarnigione, a giudicare dalla struttura oggi visibile, del tutto dissimile dalle altre opere del castello, sembra che questo settore sia stato costruito in un secondo tempo, probabilmente sotto il vicereame spagnolo.

Molto interessante è la struttura visibile al piano terreno, coperta da una serie di arcate a sesto leggermente ribassato ed impiantate su pilastri a base quadra di dimensione leggermente maggiore dello spessore della ghiera dell'arcata stessa.

Dal complesso delle guarnigioni si può accedere a due vani contenuti nello spessore della torre detta della Campana, ed utilizzati come prigione.

Questi vani sono del tutto privi di luce e sono coperti da bassi tetti.

Nel vano cella superiore gli intonaci a gessetto portano ancora i segni dei "graffiti" dei prigionieri: calendari, minacce, poesiole e firme, segnali della grama vita dei prigionieri che sino alla costruzione del nuovo carcere del Mulino a Vento, stazionarono nelle buie celle del castello.

Al periodo "moderno" del castello, appartiene anche la bella guardiola con copertura a cupoletta in pietra posta sulla muraglia tra il cortile e la zona dell'entrata.

Dalla scalinata che costeggia il complesso della guarnigione si sale al camminamento di ronda della murata ed ancora ad una scala esterna che con i gradini in aggetto su risega, portava al piano terrazzato della torre della Campana, oggi coperta da un tetto in coppi di cotto.

La torre della campana, forse rimaneggiata in un secondo momento, veniva così chiamata perché in essa era contenuta la campana che dava l'allarme alla città in casi particolari e soprattutto in caso di evasione di qualche prigioniero.

Molto bella è la finestrella probabilmente utile al posizionamento della campana, questa è ingentilita da un antepagmenta in pietra scolpita con un conchiglione sulla sommità dell'apertura.

Dal cortile grande, attraverso una scalinata che certamente e da considerarsi come una superfetazione, si accede al cortile detto delle vettovaglie.

L'ingresso di questo cortile è difeso da un'altra delle porte a doppia arcata detta della Catena.

Questa porta è controllata dall'alto di due torri, a Sud da una piccola torretta quadra a piani non comunicanti e legata ai camminamenti di ronda delle mura ed a nord dalle terrazze della vasta torre a dongione che doveva ospitare gli appartamenti reali.

La scalinata che da oggi accesso alla porta della Catena, doveva essere invece una rampa capace di dare facilità di accessi a carri e cavalli che certamente dovevano poter circolare tra le diverse parti del castello.

Nel cortile delle Vettovaglie, dove venivano ospitati i terrazzani in caso di assedio, oggi sono ben poche le opere murarie ricostruibili, si notano una torretta in corrispondenza dell'apertura di Est di cui si è già parlato, il basamento in pietra di un'altra torretta angolare su barbacane, posta a difesa dell'angolo di Sud Est del castello e della quale non rimane traccia alcuna, un'altra torretta, posta alla confluenza delle murature esterne ed interne dei due cortili del teatro e delle vettovaglie ed infine i segni degli innesti di varie murature coeve e successive alla costruzione del castello.

Si giunge quindi al terzo ed ultimo dei grandi cortili, il cuore del castello, il luogo della residenza reale e dei servizi della corte ma contemporaneamente il Maschio della difesa militare.

Questo cortile è concepito come un castello nel castello, di forma quasi quadrangolare è difeso agli angoli da torri quadre anche molto grandi.

La porta che apre il cortile sul precedente spazio delle vettovaglie è gemellare a quella della Catena, è difesa verso l'esterno da un camminamento di ronda e dai lati della torre reale e della piccola torretta che si innalza alla sua destra. Probabilmente in un primo momento questa torretta non doveva esistere e al suo posto doveva trovarsi una postierla che apriva il cortile verso la porta di Est, successivamente l'uso di questa postierla dovette risultare ridondante o addirittura pericoloso e al suo posto fu eretta la torretta quadra che oggi si vede. Questa ipotetica posteriorità mi sembra comprovata dalla presenza nella torretta di un corridoio di ingresso che presenta in entrambi i suoi lati porte con il rimbotto per la difesa esterna, ad una attenta analisi l'unica differenza che compare tra le due ghiere degli archetti è l'uso di una diversa tecnica per la chiave di volta, la ghiera che dà verso l'interno della torre, e che quindi sarebbe stata quella esterna, presenta la chiave sdoppiata in due conci così come quelle di tutto il resto del castello esclusa la Torre Pisana, quella oggi esterna, che dà verso il cortile di San Martino, presenta la chiave unica con la punta dell'ogiva esclusivamente scavata nella pietra. Interessante è notare come la dimensione delle porte di questa torre sia minima e come tale scelta sia destinata a costringere l'eventuale nemico a chinare la testa e porgere il collo alle armi dei militi.

In questo cortile, nei periodi in cui Enna veniva utilizzata come residenza militare dei sovrani del Regnum Siciliae, dovevano trovarsi tutte le strutture utili sia alla strenua difesa della famiglia reale sia, alla vita della corte sebbene in maniera spartana e militare.

La torre centrale, detta oggi erroneamente dell'Harem, è il fulcro della residenza reale, si sviluppa su due diversi piani e probabilmente doveva avere un ulteriore piano terrazzato almeno su metà del suo corpo.

Da questa torre vanno immediatamente espunti gli interventi di restauro operati negli anni cinquanta e sessanta senza alcun rispetto per la forma dell'edificio, Sono del tutto false la Porta che si apre accanto la Porta della Catena, e che laddove fosse esistita avrebbe vanificato in pieno lo sforzo difensivo del mastio, la finestra sovrastante la stessa porta, la porta di passaggio tra i vani del piano terra della torre e le due finestre basse aperte sul piano terra della torre stessa. L'imperizia o addirittura la netta ignoranza della struttura del Castello durante le operazioni di restauro si può rinvenire anche nella attuazione del tompagnamento della porta che doveva aprirsi al piano superiore della torre, nella cancellazione di ogni segnale di incardinamento murario sulle mura nord della torre, nella chiusura del vano del camino di quella che sembra essere proprio stata la sala di soggiorno degli appartamenti reali.

La torre doveva essere invece organizzata con una bassa sala buia, o forse illuminata da strette feritoie a sguancio simili a quelle che si aprono ancora sul muro esterno del mastio, da questa una scala in legno doveva portare alla sala superiore il cui livello viene demarcato dalla presenza di alcune mensole e della risega che restringe le mura fornendo l'appoggio per il soffitto in legno.

Solo dal piano superiore si doveva avere accesso alla saletta più piccola della torre, forse adibita a saletta privata, ed illuminata dalla bella finestra con ghiera a sesto acuto ribassato e piattabanda.

Dalla saletta si aveva accesso ad un corridoio voltato a botte, del quale oggi rimane solo una piccola porzione con una singola feritoia, e che probabilmente doveva essere connessa con le strutture di controllo della porta di accesso al mastio e con i camminamenti di ronda dello stesso.

Sempre dal corridoio voltato si ha l'accesso alla parte più alta della torre che presenta una doppia terrazza certamente merlata. Le coperture interne della torre sono ambedue costituite da belle volte a crociera in pietra da taglio a facciavista che dimostra la notevole perizia delle maestranze che costruirono il maniero.

L'accesso basso della Torre, avveniva attraverso un corridoietto voltato a botte ed una porta molto alta e stretta con un rimbotto ingentilito da due piccole mensoline tondeggianti che reggono l'architrave.

Questa porta, che dava accesso da parte della cosiddetta Sala del Trono, doveva essere difesa da una caditoia controllata dal corridoio soprastante e della quale sembra rimanere il foro di arrivo dei proiettili litici sovrastato da un archetto che incornicia una nicchia forse utile alle guardie di controllo agli appartamenti reali.

Quel piccolo vano scavato nella roccia sotto quella che abbiamo ipotizzato come saletta privata degli appartamenti reali, probabilmente doveva essere una buia segreta adibita o a forziere o a rifugio estremo in caso di disfatta delle difese del castello.

E' molto verosimile che la decadenza del castello inizi nel XV secolo, quando, pacificata la Sicilia sotto la dinastia dei Trastamara, furono sopratutto i castelli e le fortiuficazioni costiere a mantenere grande importanza militare.
Nel '700 il castello di Lombardia è già parzialmente in rovina, e nel 1837 Ferdinando II di Borbone lo giudicò militarmente inservibile. Utilizzato in seguito come prigione, al 1887 il castello è descritto in pieno sfacelo.

Negli anni '30 del ventesimo secolo il primo cortile fu trasformato in teatro all'aperto inaugurato nel 1938 con l'Aida, e vaste cisterne idriche furono ricavate sotto il "cortile delle vettovaglie". Durante la seconda guerra mondiale vi furono acquartierati contingenti militari.
Nel dopoguerra a partire dal 1951 furono eseguiti pesanti interventi conservativi di ripristino, cui seguirono altri interventi nel 1959.

Oggi l'operato della Soprintendenza ennese sta portando alla luce strutture sconosciute del castello che ne chiariscono ulteriormente il funzionamento e strutture precedenti, a volte monumentali, pertinenti all'acropoli antica ed a fortificazioni ed abitazioni ancora tutte da studiare. Il Castello di Lombardia si appresta così a divenire un parco archeologico antico e medievale tra i più interessanti dell'intero bacino del mediterraneo.

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Storia

La città di Enna, fu sin dall'antichità, legata soprattutto al ruolo militare e di controllo territoriale che la sua particolare posizione le conferiva, dall'alto dell'altipiano calcareo sul quale sorge la struttura storica dell'abitato, si dominano le valli circostanti e tutto il centro dell'isola di Sicilia con vedute a trecentosessanta gradi, la distanza verticale tra il fondovalle e la sommità dello stesso altipiano consente poi un controllo diretto anche di tiro delle vie di accesso alla cima e quindi all'abitato.

Delle strutture urbane monumentali e difensive della antichità classica non ci è pervenuta alcuna traccia leggibile ed ascrivibile con sicurezza, tranne i resti delle necropoli del Pisciotto, o le nuove scoperte operate all'interno del Castello di Lombardia ma non ancora pubblicate.

Prime notizie riguardanti le fortificazioni ennesi, evidentemente non riferibili alle opere che ammiriamo oggi, ma al Castrum del quale non ci è dato di conoscere l'ubicazione precisa, le abbiamo con la "Geografia" di Strabone, infatti lo studioso asiatico, nel 17 a. C., menziona il Castrum Hennensis come fulcro della linea forte che allora correva tra Siracusa, maggiore città dell'isola, ed Erice, caposaldo della costa lilibetana.

La predominanza del settore militare è, riscontrabile nella diffusione del nuovo nome di Henna, Castrum Hennae, ovverossia il Castello di Henna, laddove diviene maggiore il ruolo culturale delle fortificazioni poste sul sito della famosa ma declinata città rispetto alla città stessa.

Se si dovessero fare delle ipotesi circa l'estensione urbana e la differenziazione delle varie parti di territorio occupate, potremmo dire che nella zona detta oggi di Lombardia, e quindi nella cuspide Est della città, doveva sorgere un complesso sacro strettamente collegato al culto di Cerere e Proserpina, una Acropoli forte ma dall'assetto prevalentemente socio religioso.

Le fortificazioni romano bizantine potrebbero invece collocarsi in un Castrum posto dove oggi sorge la Torre di Federico.

L'ipotesi che ne potrebbe venire corroborata è quella di una cittadella fortificata ma essenzialmente dedita alle attività abitative sulla zona di Est dell'altipiano, circondata da alcuni piccoli nuclei abitativi sempre interni al perimetro delle rupi che guardano le valli, e gemellata da un luogo forte posto verso la punta di Sud Ovest dell'altipiano, probabilmente nel luogo oggi occupato dalla collina della Torre di Federico.

Con l'entrata degli arabi, dovuta tradizionalmente ad uno stratagemma piuttosto che alla forza delle armi, il toponimo bizantino di Castrum Hennae venne variato nell'assonante Qasr Jani, dal significato intrinseco ancora oscuro ma evidentemente legato al precedente e indicante nella sua prima parte, "Qasr" una vera e propria città murata.
Il governo emirale mise subito mano alla ricostruzione della città gravemente provata dalla guerra e privata della fortezza bizantina che era stata rasa al suolo dagli invasori, la zona di Sud Ovest rimase sprovvista della fortificazione mentre la antica acropoli di Est divenne il nucleo di una nuova fortificazione.

In età normanna il castello di Enna è documentato già nel 1145, quando si parla delle decime"de balio et de Lombardia que sunt de cappella castelli". Il toponimo "Lombardia" risale quindi all' età normanna ed è dovuto senza dubbio allo stanziamento di una colonia nord-italiana ad Enna ed in particolare nell'area prossima al castello.

Con l'arrivo dei normanni, Enna si trovò ancora una volta a fronteggiare gli assedianti. Nella città si era asserragliato l'emiro Ibn Hamud, uomo di grande carisma per le sue genti e di notevole valore militare oltre che strenuo difensore dell'Islam in terra siciliana.

Anche dell'assetto della città in periodo normanno nulla ci è rimasto se non la descrizione alquanto succinta che ce ne tramanda il geografo arabo Ibn Al Edrisi:"città posta nella sommità d'una montagna, racchiude un forte castello e saldo fortilizio".

A giudicare da quello che per tutta la Sicilia ci viene tramandato sulle modalità della dominazione normanna, possiamo supporre che ben poco cambiò nell'assetto urbanistico così come in quello socio culturale ed etnico, sembra comunque che l'arrivo dei normanni comportò la stabilizzazione di una piccola colonia di Lombardo Provenzali che, se non riuscì, come a Piazza Armerina o a Nicosia, a sopraffare il substrato precedente, dovette assumere una certa importanza sia politica che culturale sino a determinare il cambiamento del toponimo della zona Est dell'altipiano, da allora detta appunto di Lombardia.
Castello di Lombardia (Enna)Sulla forma del castello utilizzato dagli arabi prima e dai normanni dopo, nulla ci è dato di conoscere mentre sembra alquanto ferrata la tradizione della presenza di una grande torre, forse un mastio, forse un dongione, che per gli arabi era detta la Torre delle Aquile, mentre per i normanni prese il nome di Pisana in quanto il suo presidio fu affidato ad un gruppo di mercenari pisani.

Questa torre non può e non deve essere confusa con quella che oggi ne porta il nome, le cui forme sono perlomeno dugentesche.

In periodo svevo le fortificazioni furono certamente restaurate e non deve essere così peregrina l'idea che la forma attuale del castello possa essere dovuta all'opera di uno degli architetti di corte di Federico II.

Questa idea soprattutto è legata ad alcune analogie costruttive riscontrabili con castelli o parti di fortificazioni sveve dell'Italia meridionale per le quali, non essendosi verificata la cancellazione degli archivi che invece avvenne durante il Vespro in Sicilia, abbiamo la assoluta certezza della paternità sveva.

E' da rilevare tuttavia che le fortificazioni certamente sveve dell'isola sono molto più complesse e soprattutto più euritmiche di quanto non lo sia il maniero ennese che nella sua complessità è però legato fondamentalmente all'assecondare le forme dell'altipiano roccioso sul quale sorge, del resto all'esame diretto i castelli di Siracusa, di Augusta, di Catania, di Andria e di Lucera, anche laddove i loro resti sono andati superfetati o distrutti, appaiono molto più ricchi e comodi del maniero ennese.

Nel 1239 il castello di Enna (certamente il castello "di Lombardia") è inserito nel novero dei "castra exempta" i cui castellani erano direttamente nominati e rimossi dall'imperatore.

Alla fine del regno svevo, dopo anni di lotte intestine ed un altro periodo di anarchia feudale, la Sicilia, come è noto, passò alla dinastia cadetta degli Angiò di Francia e nel 1282, vide scoppiare la rivolta dei Vespri.

Durante questo periodo il castello dovette subire danni anche gravi, infatti si ha notizia dell'attacco dei cittadini alla fortificazione tenuta dalla guarnigione angioina con grave nocumento delle strutture forti.

Con l'ascesa al trono del Regnum Siciliae di Federico III di Sicilia, figlio secondogenito di Pietro d'Aragona e con le conseguenti guerre di indipendenza del regno dalla potenza angioino papale, Enna ebbe invece un periodo di floridezza economica e politica, Federico più volte sostò con la sua corte nella città.

Certamente lo stesso castello non può essere posteriore al regno di Federico III, anche perché da allora in poi se ne possono ben seguire le vicende tra le carte dei muniti archivi storici dell'isola.

Possiamo quindi porre le date entro le quali va inquadrata la costruzione del nucleo del castello come noi oggi lo vediamo, tra il regno di Federico II Hohenstaufen e quello di Federico III d'Aragona, re di Sicilia.

Per quello che riguarda la progettazione delle opere del castello va detto che forti sono i richiami al duecento, intanto nella sobrietà delle forme, che, se certamente gotiche per la scelta dell'arco a sesto acuto, non si abbandonano mai a ricerche di preziosismi tipici del gotico catalano e visibilissimi invece nella costruzione dell'abside del Duomo.

Dall'esame comparato delle aperture superstiti e dei resti delle altre strutture similari del castello, risalta subito la quasi totale organicità delle scelte architettoniche che fa ricondurre il progetto del castello ad un anonimo ma certamente unico, Maestro del Lombardia.

Bibliografia

Giuseppe Maria Amato, Inventario dei siti di importanza turistica, edito da GAL Rocca di Cerere, Enna, 2000. 

 

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