Torre Di Vendicari

Torre Sicilia, Siracusa - Noto

Epoca
XIII Secolo
Visitabile
NO
Proprietà
Provincia

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Descrizione

La Torre di Vendicari sorge sulla riva del mare nella baia di Vendicari, tra la zona archeologica di Eloro ed il porto di Marzamemi, su un tratto di costa rocciosa pianeggiante. Dalla torre si vedono, immediatamente a est, i resti della tonnara, a sud-est la scogliera, la spiaggia, l'isolotto di Vendicari e la baia omonima; a sud la baia di Vendicari e la costa di Pachino; ao ovest la spiaggia di Vendicari ed infine a nord, il Pantano grande e le saline oggi comprese nella riserva naturale.

La torre è stata costruita utilizzando conci calcarei ben squadrati per i cantonali, i primi cinque filari e le cornici delle aperture; conci meno eleganti per le rimanenti superfici e pietrame informe per gli spessori murari.

Lo stato attuale dell'edificio è dovuto a successivi interventi costruttivi, a restauri realizzati in seguito a distruzioni, a lavori di adattamento succedutisi almeno dal XV secolo, fino agli ultimi recenti interventi (conclusisi nel 2007). Una sua corretta descrizione, ancorché sintetica non può quindi prescindere da tale complessa storia costruttiva.

L'edificio, pressocché ultimato, attestato dalla descrizione e dall'acquarello di Camilliani, appare oggi quasi dimezzato dalla mancanza di tutto l'ultimo piano (ad esclusione della parete nord e di un brano superstite della parete est), delle volte di coperture e della terrazza. Il momumento ha impianto planimetrico rettangolare, con dimensioni di metri 18,15 per 16,80, e alzato in forma parallelepipeda; gli spessori murari al piano terra sono impressionanti, superando i 3 metri.

Il prospetto est (quello mostrato in primo piano dall'acquarello di Camilliani) presenta ancora la porticina d'ingresso (rettangolare, con massiccio architrave monolitico) al piano terra, presso il cantonale di nord-est. In corrispondenza di quello che fu il piano superiore, si apre ancora una delle due finestrelle rettangolari presenti nell'acqurello di Camilliani; rimangono, inoltre, le due mensole relative alla caditoia posta a difesa della porta; è sparita tutta la parete del piano superiore dove si apriva una terza finestra rettangolare, presso il cantonale sud-est.

E' invece visibile, a circa due terzi del prospetto verso l'angolo sud-est, ad un'altezza di quasi 5 metri dal piano di campagna e inserita chiaramente in una porzione di muro in grandi conci differenti dall'apparecchiatura circostante, una porta con arco ribassato di conci. E' rincassata leggermente rispetto al prospetto; sopra di essa sono visibili le aperture per la manovra dei bolzoni del ponte levatoio, documentato agli inizi del XIX secolo. I cardini del ponte ruotavano in due mensole litiche ancora in situ. La rampa di scale che permetteva di salire dal piano di campagna fino alla quota della porta è attestata dai rilievi ottocenteschi di Caboga, già ricordati.

Il lato nord è privo di aperture in corrispondenza del piano terra; presenta ancora la parete del primo piano, con due finestre rettangolari e quattro feritoie per fucili e archibugi nella parte più elevata del prospetto, corrispondente al parapetto della terrazza. Anche il lato ovest è privo di aperture e mancante della parete muraria corrispondente al piano superiore; il prospetto sud, anch'esso limitato alla sola parete del piano terra, presenta invece una finestra a strombo. Sullo spigolo sud-ovest, all'altezza del calpestìo dell'attuale terrazza, è presente in situ una piattaforma aggettante su mensoloni a sbalzo.

Identica piattaforma si trova sull'opposto spigolo sud-est. Probabilmente, dopo il crollo del piano superiore e della copertura finale della torre forse per gli eventi sismici del 1693, su parte dell'originario pavimento del piano superiore vennero tirati su dei muri e ricavate così delle stanze. la rimanente parte della superficie dell'originario pavimento del primo piano venne, invece, trasformata in terrazza: sui due angoli verso il mare, come attestato dalla già citata documentazione archivistica del 1696, furono realizzate due garitte per la guardia cui dovrebbero essere relative le piattaforme su mensoloni, ancora oggi visibilli (da alcuni autori attribuite invece al XVI secolo).

L'interno si limita oggi, al piano terra, diviso in due ambienti da un'arcata ogivale. Le volte a botte di questi vani sono realizzate in conci calcarei e impostano sull'apparato delle mura perimetrali e sull'arcata mediana; la luce filtra appena dalla già ricordata finestra a strombo aperta sul lato sud. I due ambienti erano divisi a circa metà dell'altezza da un solaio ligneo; esso oggi non è più esistente ma rimangono ben visibili i vani di alloggiamento per le testate delle travi. La porta sopraelevata, servita dalla rampa di scale e dal ponte levatoio di cui si è detto, immetteva, evidentemente, su questo solaio ligneo.

Due scale portavano originariamente dal piano terra al piano superiore. Quella originaria si diparte a sinistra del vano d'ingresso: la prima rampa, di 14 gradini, si svolge all'interno dello spessore murario; quindi, una chiocciola posticcia raggiunge la terrazza. L'altra scala, forse cinquecentesca, si sviluppa su due rampe addossate alle pareti interne.

La Torre di Vendicari è purtroppo chiusa al pubblico, per richiedere una visita contattare la Soprintendenza dei Beni Culturali di Siracusa allo 0931 4508204.

Testi di Ferdinando Maurici tratti da Le torri nei paesaggi costieri siciliani (secoli XIII-XIX)

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Prezzi ed orari

Come raggiungere

Autostrada Catania-Siracusa, uscita Noto, seguire le indicazione per Noto e prendere all'incrocio la SP19 in direzione Pachino. Dopo circa 9 km si arriverà all'indicazione 'Riserva di Vendicari', quindi svoltare a sinistra e seguire la strada fino al percheggio proprio a ridosso dell'ingresso pedonale. Entrando nella riserva, seguendo l'unico sentiero che porta alla spiaggia di Vendicari dopo pochi minuti inzierete a vedere lo skyline tipico della 'Torre Sveva'.

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Storia

L'origine storica della Torre di Vendicari è incerta. I luoghi, che corrispondono all'attuale omonima riserva, potrebbero essere identificati con il porto Fenico, ricordato da Tolomeo, o con Naustano, citato da Plinio. In epoca tardo antica o alto medievale il sito, menzionato con il toponimo di Maccari, fu presumibilmente piccolo centro portuale per comunità rurali, delle quali rimangono evidenti tracce in corrispondenza della trichora bizantina omonima.

Questa funzione dovette prolungarsi nel tempo. Un documento del 1396 concede alla città di Noto la possibilità di esportare derrate alimentari per mezzo dello scalo di Vendicari. Tuttavia, nonostante l'antichità dei luoghi, sull'effettiva data di fondazione della torre si rimane ancora incerti. La fonte più antica che cita l'esistenza dell'edificio è quella di Fazello, il quale ritiene che la torre venisse edificata per volontà di Pietro d'Aragona. La notizia, riportata dallo storico siciliano, troverebbe conferma in un privilegio datato al 1464. L'atto, emanato da Giovanni d'Aragona, concedeva alla città di Noto di completare l'edificazione della torre, evidentemente incompleta.

Giuseppe Agnello asseriva che l'intervento edilizio facesse riferimento solo al secondo ordine dell'edificio, preesistendo il pian terreno. L'Agnello, inoltre, adduceva come prova di ciò solo l'evidenza architettonica, mancando ulteriori prove documentarie. Sebbene posta ai limiti dell'antico feudo Roveto, la torre pare non ne condividesse il medesimo destino. Infatti nei documenti inerenti il feudo fino al XV secolo della torre non vi è menzione. E' possibile che la piccola fortezza rimanesse comunque alle dipendenze regie e non feudali, in relazione all'importanza strategica del sito.

Del caricatoio vi è menzione in un dispaccio del 1502, emanato dal vicerè Giovanni la Nuca. Il documento concedeva alla città di Noto di poter utilizzare, se necessario, il grano conservato nei magazzini del caricatoio. Simili provvedimenti ricorrono anche per i decenni successivi, almeno fino al 1636, così come testimonia un decreto emanato da Luigi Moncada e ripetuto nei mesi di gennaio, febbraio e ottobre dello stesso anno.

Nel 1578 visita la torre Spannocchi, che offre una descrizione sommaria dell’edificio: “ ...Torre non fornita... larga circa 10 canne, alta otto incirca , et di grossezza di fabbrica 14 palmi, e posta inb luoco basso et piano, et non e vista da alcuna parte non alzandosi più pero viene in una cala quasi porto dove è aqqua, et e comoda per caricatore d’importanza...”. L’autore accenna anche allo stato in cui versava l’edificio ai suoi tempi: “... Questa torre e del Re fu fabbricata da Matteo Giancoiro, vi stà al presente solamente un magazziniere, et recepitore di formenti; non vi e uno stecco d’arme, et quel che e peggio sta senza porta, sarebbe necessità fornirgli l’ultimo solare farli fare la porta et ad una cantonata sopra la grossezza del muro alzarli una torretta di dieci palmi di grossezza dove sopra potesse stare un huomo alla guardia...”.

La torre è studiata con attenziona anche dal Camilliani nel 1584. Egli ricorda la fortificazione come molto grande e richiama alla memoria una tradizione secondo la quale l’edificio venne costruito per volontà di Pietro d’Aragona, al fine di difendere il caricatoio. Camilliani, inoltre, parla dello stato della torre: “...Questa torre già sta in ispeditione, et non ci mancava altro che farsi l’astraco et alzar i parapetti insin alla destinata proportione; et complita che sarà haverà un’amplissima piazza, dove che ci si potrà adattare di sopra qualsivoglia pezzo d’artiglieria, perchè ella è molto forte e gagliarda, con buone spalle e dammusi...”.

La torre di Vendicari, dunque, risulta oggetto di restauri alla fine del XVI sec. I lavori, infatti, pare risultino completati proprio nel 1594 e la medesima Regia Deputazione trasmette al secreto di Noto ordini su come garantire il servizio di guardia. All’interno della costruzione devono stazionare un capitano e un artigliere, più un numero imprecisato di soldati, il cui soggiorno risulta però difficoltoso, giacchè alcune stanze della torre risultano ancora occupate da merci, provenienti dal limitrofo scalo. Sulla questione dello spazio interno e sull’alloggiamento dei soldati si ritorna a discutere proprio l’anno successivo.

Nel luglio del 1595 il vicerè Olivares da ordine che all’interno della torre si ricavino ulteriori ambienti per l’alloggiamento della truppa e si provveda ad un ulteriore rinforzo delle difese. A settembre dello stesso anno pare inizino i lavori di ampliamento e suddivisione interna, completati, sembrerebbe in via definitiva, nel 1602. Il 20 marzo del 1620 naufraga lungo la costa di Vendicari un vascello mercantile proveniente dall’isola di Chio. Il Vicerè da disposizioni al castellano della torre affinchè i naufraghi abbiano buon trattamento per tutto il tempo necessario al soggiorno. Cinque anni dopo, a conferma dell’importanza militare dell’edificio, si procede all’acquisto di un “mascolo”, cioè un nuovo pezzo d’artiglieria.

Un secondo naufragio rende protagonista il litorale di Vendicari nel 1695. In questo caso una tartana maltese si arena lungo la costa, perchè alla deriva e senza equipaggio, che aveva abbandonato l’imbarcazione vittima di predoni barbareschi. La torre non risulta in gradio di rispondere al fuoco barbaresco perchè in rovina dopo il terremoto del 1693, che aveva invalidato tutti i pezzi d’artiglieria. L’anno successivo, al fine di far fronte al disastro strutturale, la Regia Deputazione invia al secreto di Noto l’autorizzazione di restaurare almeno una parte della torre, relativamente alle stanze per l’alloggio dei soldati e a due garitte per alloggiamento di bocche da fuoco e servizio di ronda].

Le operazioni di parziale ripristino sembra non sortiscano l’effetto dovuto; l’anno successivo, infatti, il Capitano delle armi di Noto lamenta l’arrembaggio di una feluca ad opera di corsari, causa la mancanza di sentinelle di stanza presso la torre. E’ dunque presumibile che la fortezza rimanga sguarnita per circa un decennio, almeno fino al 1712, anno in cui il Castellalfero la ricorda “...munita di due cannoni di ferro e custodita da tre uomini di guardia...”.

Un documento del 1717 conferma la torre alle dipendenze della Regia Deputazione ed affidata alla soprintendenza del barone Carlo Todaro, il cui compito è di vigilare sul funzionamento dell’edificio, nel quale si trovano un caporale, un artigliere, due soldati, oltre a due cannoni di ferro e ad un “mascolo” di bronzo. Circa un secolo dopo, nel 1804, la guarnigione all’interno della torre mostra simile configurazione, essendo presenti un caporale, un artigliere, due soldati e quattro cannoni di ferro su cassa e ruote, quattro schioppi e un “mascolo” di bronzo.

L’edificio dunque sembra svolgere regolare servizio, sebbene non si conosca l’effettivo stato della struttura. Inoltre, pur essendo ben munita, essa non si rivela sempre valido baluardo contro attacchi e azioni di contrabbando. Nel 1806, infatti, i torrari vengono licenziati perchè non in grado di impedire il contrabbando di beni alimentari. Tra la fine del medesimo anno e il 1812 si completa un nuovo ponte levatoio, utile ad isolare la fortezza in caso di attacco. E’ presumibile ritenere che il precedente ponte sia andato distrutto con il terremoto del 1693. Tra il 1821 e il 1823, sconfitto Napoleone, un distaccamento dell’esercito austriaco di stanza a Napoli, ha il compito di rilevare le difese costiere della Sicilia, fra le cui opere si censisce e si disegna la torre di Vendicari.

Si tratta, forse, di uno dei documenti più importante del XIX, poichè illustra con grande chiarezza lo stato dell’edificio l’edificio agli inizi del XIX sec. Dai rilievi si evince l’esistenza di una rampa di scale sorretta da un arco a sesto ribassato e conducente direttamente la primo piano, attraverso il ponte levatoio e l’ingresso soprelevato. Il disegno chiarisce, almeno in parte, la consistenza del primo piano, all’epoca occupato solo per un terzo per mezzo di una serie di vani coperti da tetti lignei a spiovente. La parte restante del piano è libera, similmente ad una grande piattaforma su cui risulta agevole l’utilizzo dei cannoni. Nel 1867 la torre è inserita nel novero degli edifici militari da dismettere per cessata funzionalità dal nuovo governo italiano.

Bibliografia

AA.VV., Le torri nei paesaggi costieri siciliani, 3 vol., vol. Torri del Val di Noto e Val di Mazara, pp. 84-92, Palermo 2008;

G. Agnello, Architettura sveva civile e militare, Roma 1966;

R. A. Eraldo, Il Regesto del libro rosso della Università netina, 2003;

Mazzarella, Zanca, Il libro delle Torri, le torri costiere di Sicilia nei secoli XVI-XX, Palermo, Sellerio, 1985;

P. Orsi, Chiese bizantine nel territorio di Siracusa, in Sicilia Bizantina, Roma 1942;

M. Scarlata, L\'opera di Camillo Camilliani, Roma, 1993;

T. Spannocchi, Marine del Regno di Sicilia. A cura di Rosario Trovato. Ordine degli architetti della provincia di Catania, Catania 1993.

 

Indirizzo: Riserva Naturale di Vendicari

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