Castello Carrarese Di Padova

Castello Veneto, Padova - Padova

Epoca
XIII Secolo
Visitabile
Si, pagamento
Proprietà
Comune

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Descrizione

Col nome di Castello di Padova (o Castelvecchio) si identificano una serie di costruzioni militari difensive che si sono succedute durante i secoli alla biforcazione del Bacchiglione in Tronco Maestro e Naviglio interno. L'ingresso del fiume in Padova era infatti un punto di eccezionale valore militare ed economico (la vicina torre della catena svolgeva infatti funzione di dogana per le merci che arrivavano via fiume).

 

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Storia

Dopo continue invasioni da parte dei Longobardi prima, e degli Ungari poi, Padova sentì la necessità di erigere dei sistemi di difesa. Il Castelvecchio sorge infatti in un punto nevralgico a sud di Padova, un importante incrocio di strade romane e luogo nel quale il Bacchiglione entrava in città diramandosi verso est con il Naviglio, reso poi navigabile. A costituirne la prima traccia fu la Torlonga.

Castello e torre divennero la pietra angolare della prima cinta muraria della città eretta, a sistema di difesa dal libero comune, tra il 1195 e 1210 attorno al nucleo abitato.

Nel 1237 Padova, comune Guelfo, perse la sua indipendenza: Ezzelino III da Romano, vicario dell’imperatore Federico II di Svevia, assediò la città fino al 1256. Fu lo stesso tiranno ad affidare la ricostruzione del Castello all’architetto Zilio, il quale rinforzò la torre già esistente e ne costruì un’altra all’angolo opposto del Castello.

Dopo la sconfitta di Ezzelino il Castello, abbandonato, cadde in degrado fino all’avvento della nuova signoria Carrarese, nel 1318. Durante la signoria di Ubertino da Carrara venne collegato alla Reggia Carrarese dal traghetto alle mura, un passaggio sopraelevato che aveva la funzione di collegare i due complessi, e nel 1374 Francesco il Vecchio ne affidò una vera e propria ristrutturazione a mastro Nicolò della Bellanda.

E’ possibile ancor oggi vedere la struttura di quest’ultima fortezza in un affresco che rappresenta la città, realizzato da Giusto de’ Menabuoi nel 1382 presso la Cappella di Beato Luca Belludi al Santo. Dal dipinto si evince come Castello e torre fossero affrescati esternamente con un motivo a scacchi rossi e bianchi, i colori dello stemma cittadino.

Molti affreschi sono stati ritrovati anche all’interno, durante i lavori di restauro dell’Osservatorio e del Castello. Tali splendide decorazioni testimoniano che la struttura, oltre a conservare il suo aspetto difensivo-militare, era adibita a residenza nella quale soggiornavano il Principe e i suoi ospiti quando vi si recavano.

Con lo sterminio della famiglia Carrarese da parte dei veneziani e la conseguente Damnatio Memorie ogni traccia della signoria venne cancellata.

Dal 1405, anno della definitiva caduta della signoria, al 1797 Padova divenne provincia veneziana perdendo la sua indipendenza. Il Castello gradatamente perse la funzione di fortezza e già agli inizi del ’600, con il modificarsi dei sistemi di difesa, venne adibito a magazzino per munizioni, rimanendo tale fino a metà del ‘700.

Nello stesso secolo la Torlonga divenne Osservatorio separandosi nettamente dal resto della vecchia struttura che, nel 1805 mediante un edito di Napoleone, venne relegata alla funzione di “Casa di forza” rimanendo tale fino al 1992, anno della sua chiusura.

Attualmente il Castello sta vivendo un'importante opera di restauro, bonifica e rivalutazione per essere restituito in maniera integrale alla città. Le principali fasi progettuali dei nuovi interventi sono il restauro della struttura e degli affreschi. Il Castello è destinato così a diventare un'importante polo culturale cittadino attraverso una serie di progetti ed iniziative che prenderanno forma una volta completati i lavori di bonifica e restauro.
 

Il 21 maggio 1761 il Senato della Repubblica di Venezia emanava un decreto con il quale istituiva un osservatorio astronomico all’Università di Padova. La decisione, che faceva seguito alla proposta dei Riformatori dello Studio (i magistrati veneziani preposti al governo dell’università patavina) maturava nell’ambito di una complessa riforma universitaria che vedeva il rinnovo delle cattedre di insegnamento e la costituzione di nuovi stabilimenti scientifici, il cui ruolo, in senso moderno, era quello di consentire al professore di sperimentare e di avviare alla pratica della sperimentazione gli studenti.
Soltanto quattro anni dopo, nel settembre del 1765, si dava incarico al professore di 'astronomia, geografia e meteore', l’abate Giuseppe Toaldo (1719-1797), di visitare i principali osservatori italiani per informarsi sulla struttura dell’edificio e sui principali strumenti necessari all’attività dell’astronomo. Al ritorno da questa indagine, Toaldo doveva presentare un preventivo di spesa e un progetto; per questo nel dicembre dello stesso anno fece venire da Vicenza l’architetto don Domenico Cerato (1715-1792), amico e compagno di studi nel Seminario vescovile di Padova, da lui ritenuto, a ragion veduta, uno dei più abili architetti del tempo.

Giuseppe Toaldo
(1719 - 1797)

Il castello prima della trasformazione in Specola

Toaldo propose di scegliere come luogo dove edificare l’osservatorio l’alta torre del Castel Vecchio, dotata di grosse e solide mura. La torre possedeva i migliori requisiti per essere trasformata in specola: infatti, oltre a consentire di risparmiare sulla spesa, si trovava alla periferia sud della città, e dalla sommità l’occhio poteva spaziare libero su tutto l’orizzonte meridionale, fornendo ai futuri astronomi un luogo ideale per le osservazioni astronomiche. È verso sud, infatti, sul meridiano celeste, che gli astri culminano, ossia raggiungono la più alta posizione sopra l’orizzonte nel loro apparente moto diurno, e quindi sono più facilmente osservabili. Fu così che l’antico castello medievale fu trasformato in specola astronomica (specula in latino significa osservatorio).


Il disegno, firmato dall’architetto Cerato, mostra in spaccato
la trasformazione della torre del Castel Vecchio in Osservatorio Astronomico.
I lavori di edificazione della specola iniziarono nel 1767 e terminarono dieci anni dopo.

Fu progettato un osservatorio inferiore, addossato alla parete est della torre a 16 metri dal suolo, e uno superiore a 35 metri dal suolo, al piano delle merlature. Sopra di questo, furono edificati due cupolini per collocarvi altri strumenti e una torretta per le scale di accesso al piano di questi.
L’osservatorio inferiore fu in seguito chiamato sala meridiana: qui infatti si misurava il mezzogiorno locale sulla linea meridiana incisa nel pavimento, e si osservavano gli astri nel passaggio al meridiano celeste.
L’osservatorio superiore, a pianta ottagonale, aveva pareti alte 8 metri e sei grandi finestre di quasi 6 metri di altezza dotate di imposte che originariamente potevano rientrare nel muro; questo ambiente era destinato ad osservazioni astronomiche con cannocchiali di vario tipo da poter rivolgere in qualunque direzione del cielo, anche uscendo nella circostante terrazza a pianta quadrata. Fu in seguito chiamato ‘sala delle figure’ per i dipinti a fresco che l’adornavano.

Spaccato sud della torre, della sala meridiana
e della casa dell'astronomo.
La terrazza sopra la sala meridiana era destinata alle osservazioni meteorologiche con gli strumenti qui collocati: infatti fu incombenza degli astronomi, fino agli inizi del secolo ventesimo, registrare, giorno per giorno, la temperatura, la pressione, la quantità d’acqua caduta in caso di pioggia, segnalare lo stato del cielo (sereno o nuvoloso, ecc.) e i venti.
Vincenzo Chiminello (1741-1815), nipote di Toaldo e astronomo aggiunto alla Specola, divenne direttore e professore di astronomia alla morte dello zio. La caduta della Repubblica di Venezia, avvenuta nel maggio 1797, segnò l’inizio di tempi difficili per l’Osservatorio padovano. Francesi e Austriaci si alternarono per otto volte al governo della città, creando una situazione di confusione politica e amministrativa, e insieme di degrado economico, che cessarono in parte con il napoleonico Regno d’Italia nato nel 1805. Nel 1813, il territorio veneto passò di fatto sotto il dominio degli Asburgo. Negli anni difficili Chiminello si trovò a continuare da solo sia le osservazioni astronomiche che meteorologiche, supplendo alle necessità della Specola anche col patrimonio personale, salvandola così da un oscuro destino.

Vincenzo Chiminello
(1741-1815)

Giovanni Santini
(1787-1877)


A Chiminello succedette nella carica Giovanni Santini (1787-1877), che divenne formalmente direttore nel 1817. Il giovane ed energico astronomo si adoperò fin dall’inizio per rinnovare la modesta e obsoleta strumentazione scientifica della Specola. Nel 1836, nella terrazza situata sopra la sala meridiana, egli fece costruire un padiglione ottagonale per collocarvi un circolo meridiano, uno strumento più preciso di quelli settecenteschi, per misurare le posizioni delle stelle. Nel 1858 alla sommità della torre fu edificato un terzo cupolino al posto della torretta delle scale. In esso fu collocato un nuovo più moderno cannocchiale, un rifrattore di Starke a montatura equatoriale.
Dopo la morte di Santini avvenuta nel 1877, il suo allievo prediletto Giuseppe Lorenzoni (1843-1914) divenne direttore dell’Osservatorio. Fu sotto la sua direzione che la Specola si arricchì di un prestigioso cannocchiale, un rifrattore di Merz con obiettivo di 19 cm. Per collocare il nuovo strumento, nel 1882 fu edificato un padiglione cilindrico sopra il bastione trecentesco che divide il fiume Bacchiglione in due rami, in prossimità della Specola. Fu questo l’ultimo grande strumento acquistato per l’Osservatorio padovano.

Giuseppe Lorenzoni
(1843-1914)

Antonio Maria Antoniazzi
(1872-1925)


Nel 1913 a Lorenzoni succedette come direttore della Specola Antonio Maria Antoniazzi (1872-1925). Varie furono le sue sconsolate petizioni per avere finanziamenti e rinnovare il vecchio patrimonio strumentario della Specola. Ma la prima guerra mondiale era alle porte, e quando scoppiò, la torre dell’Osservatorio fu requisita dai militari per l’avvistamento degli aerei nemici: la città di Padova, infatti, si trovava nelle retrovie dello scenario bellico ed era la sede del comando supremo. Alcuni anni dopo la fine della guerra, un decreto ministeriale del 31 dicembre 1923 separò amministrativamente dall’Università l’Osservatorio astronomico.
Alla morte prematura di Antoniazzi, divenne direttore della Specola Giovanni Silva (1882-1957); fin dagli inizi degli anni ’30, egli si adoperò per dotare l’astronomia padovana di un grande telescopio indispensabile per le moderne ricerche astrofisiche. Ma qui comincia un’altra storia per l’Osservatorio padovano, quella dei grandi telescopi della sede di Asiago.

Bibliografia

Pigatto Luisa, La Specola di Padova. Da torre medievale a museo, Signum Padova editrice, 2007.

Luisa Pigatto, Valeria Zanini, Antonio Maria Antoniazzi astronomo, Pieve di Soligo, 2007.

Astronomi del territorio marosticense alla Specola di Padova: Vincenzo Chiminello (1741-1815), Francesco Bertirossi-Busata (1778-1825). Atti del Convegno. A cura di L. Pigatto e F. Xausa, Cittadella, Bertoncello Arti Grafiche, 2006.

Giuseppe Toaldo e il suo tempo. Atti del convegno. A cura di Luisa Pigatto, "Contributi alla storia dell’Università di Padova", 33, Cittadella, Bertoncello Artigrafiche, 2000.

I luoghi dei Carraresi, a cura di Davide Banzato e Francesca d\'Arcais, Canova, Treviso 2006, che contiene le informazioni più aggiornate nei saggi di Adriano Verdi, Antonio Draghi, Stefano Tuzzato e Anna Maria Spiazzi (il saggio di Adriano Verdi è ora disponibile su questo sito, con nuove illustrazioni e le note, omesse nell\'edizione a stampa)

- Il castello di Padova. Archeologia e storia, di Stefano Tuzzato, in Castelli del Veneto tra archeologia e fonti scritte, Atti del convegno, Vittorio Veneto, Ceneda, settembre 2003, a cura di G.P. Brogiolo, E. Possenti, SAP Società Archeologica, Mantova 2005, che contiene la trattazione più ampia dal punto di vista archeologico e tutta la bibliografia precedente

- Il castello di Padova, di Ettore Bressan, Canova, Treviso 1986, unica monografia recente sull\'argomento

- Il castello di Padova e le sue condizioni verso la fine del secolo decimottavo, di Giuseppe Lorenzoni, Tipografia Randi, Padova 1896, ristampa anastatica Signum Edizioni, Padova 1983, che è invece l\'opera più antica, ma contiene una ancora utilissima ricognizione dello stato di fatto a fine Settecento.

 

Indirizzo: Piazza Castello, centro storico

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