Castello Di Baradili

Castello Sardegna, Oristano - Baradili

Epoca
XIII Secolo
Visitabile
Nessuno
Proprietà
Comune

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Descrizione

Il castello, che appare nei documenti e nelle carte con tanti nomi diversi, si trova incassato tra i trachiti e i basalti del monte di Monastir. I ruderi affiorano dai detriti del crollo, avvenuto in epoca imprecisabile, e dalla terra che il tempo e il vento vi hanno stratificato sopra e le erbacce hanno compattato. Probabilmente scompariranno del tutto, dal momento che una cava di pietra sta aggredendo e distruggendo il colle di Bauladiri su cui in passato fu eretto il castello, a salvaguardia della città di Cagliari.

Oggi si può giungere ai piedi della collina, semidivorata dalle scavatrici, dalla strada che i camion percorrono portandosi via la pietra sminuzzata e che si immette nella Carlo Felice un chilometro prima del paese. Quel che si vede è ben poco, ma sufficiente ad avere una notizia sull’area occupata e grosso modo della struttura, in pianta, della fortificazione.

Anche questa fortificazione, come le altre costruite in cima a monti e colline conformate come montagne, è un castello di frontiera, quindi pressappoco con la stessa architettura di difesa, di ambienti per uomini, animali e macchine da guerra, di cisterne per l’acqua.

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Come raggiungere

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Storia

I pochi documenti che ne riportano notizia lo danno, insieme ad Acquafredda e Orguglioso, come uno dei baluardi dei Pisani nella guerra contro i Genovesi, che ebbe il suo epilogo nella battaglia della Meloria nel 1284. La documentazione non va tuttavia oltre il 1308 e racconta la sua distruzione, insieme al castello di Ogliastra o di Lotzorai. Vanni Gattarelli, infatti, informa in una lettera al re aragonese Giacomo II, datata Firenze 18 settembre 1308, di una sua ambasceria a Lucca e Firenze per raccogliere notizie circa i Pisani, e così scrive “Li detti pisani ano mandato a chomprare in Cicilia molto grano per frnir Pisa per la briga ch.attendono di mare e di terra, e di Sardigna non de (sic) voglion traggere, per la qual chosa piaccia ala vostra signoria dimandare al re Federigo che in n.alchuna guiça non chonsenta tratta di grano che possa esser portato a Pisa. E in questa guiça li pisani son morti. Anchor sappiate che elli ano fatte disfare in Sardigna fortesse, cioè n chastello che elli aveano fatto sopra Villa di Chieça, lo quale si chiamava Sanguantino. Anchora ano disfatte le mura e riempir li fossi dela detta terra e abbatter lo stecchato che era atorno ala terra, e ano intendimento quando elli sentiseno che uoi facieste apparecchiamento per passare in Sardigna, d.ardere e di disfare tutta la detta terra, peroche degli omini che vi sono dentro non si fidano, che sono guelfi di nostra parte. Anchora ano disfatto il chastello d. Ogliastro e quello di Baratuli e dichono di disfar anchor del.altre fortesse che sono in Challari e in Gallura e in n.Alborea…”.

L’interessante notizia p tuttavia sconcertante, se si pensa che è proprio di questi anni la costruzione delle maggiori torri della cinta fortificata del Castello di Cagliari.

C’è da sottolineare infine che ciò che resta oggi del castello non è rilevabile planimetricamente, poiché la vegetazione ha ricoperto quasi completamente i ruderi; più in basso, sul fianco della collina, affiorano i resti della cinta muraria.

Bibliografia

F. Fois, Castelli della Sardegna Medioevale, Silvana Editore 1992.

 

Indirizzo:

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